Parola e parole

“cosa devo fare?”

Il vangelo di domenica era abitato da una domanda: “cosa devo fare?” La rivolgevano diverse persone a Giovanni Battista. E’ una domanda feriale, comune, talvolta logora, chissà quante volte l’abbiamo pronunciata ogni giorno… Lo chiede lo studente a scuola all’insegnante, il lavoratore al proprio collega, la moglie al marito..E’ una domanda che nasce da necessità concrete, contingenti, quotidiane.

Eppure se il contesto di riferimento non sono le piccole cose della vita ma la Vita stessa, questa domanda assume tutt’altro peso. “Cosa devo fare?” è l’interrogativo di chi sa che c’è qualcosa da fare: parrà ovvio ma è così. E’ la domanda di chi riconosce che c’è un “qualcosa” che può essere fatto; come dire: “non tutto è vanità, non tutto è inutile ma c’è qualcosa che merita di esser fatto. La Vita assume così una sua concretezza e sostanza.
Inoltre questo “fare” è qualcosa di possibile; non ci faremmo questa domanda se non avessimo almeno la speranza che il nostro fare possa avere una sua “presa”, una sua realizzabilità. Questa domanda tradisce la convinzione della praticità e fattibilità delle nostre azioni e come tale è propiziatrice di un effetto benefico.

“Cosa devo fare?” ..domanda intrigante e gravida di conseguenze…è una della domande serie di cui è pieno il Vangelo.
“Cosa devo fare?” è l’interrogativo di chi custodisce la propria esistenza non come un lento ed insensato succedersi di momenti ma come progetto, come chiamata, come nostalgia di un compimento.

Storia e Tempi

Vittorie

Un post fuori programma e fuori tema oggi…

Ieri grande prestazione della squadra degli aquilotti e degli esordienti nel campionato di mini-basket: Bravi! Bella partita! Una bella soddisfazione! Ma ieri ci sono state altre due vittorie, che magari al pubblico in tribuna un po’ distratto o forse un po’ troppo concentrato sono sfuggite, ma che non sono sfuggite agli occhi attenti (e, diciamolo pure, un po’ innamorati) degli istruttori. Queste vittorie portano il nome di due ragazzi: Antonio e Simone.

Antonio è un ragazzo che si è unito alla squadra molti anni fa. Vive qualche fatica di movimento e di relazione: è un ragazzo davvero speciale, in tutti i sensi e sotto diversi punti di vista. Nonostante le sue fragilità (e chi non ne ha?) ha trovato nel basket un luogo di espressione di sé, un ambito in cui si afferma come persona, consegue i suoi risultati e raggiunge i suoi obiettivi. E’ una gioia seguire i suoi progressi partita dopo partita, vedere come sta in squadra a testa alta, con fierezza ed autonomia e come tutti i suoi compagni lo rispettano e lo cercano.

Simone invece è un bel ragazzone, corporatura imponente come suo padre; è un ragazzo che vive un po’ di insicurezze, talvolta ha bisogno di un bel rinforzo emotivo e di una conferma. Ieri, dopo uno scontro “poco pulito” in partita ha avuto un momento di scoramento…qualche lacrima ha solcato il suo viso..Ma Simone ha gestito egregiamente la sua difficoltà, per amor suo e della squadra.

Amo queste vittorie, mi appassionano! Penso siano quelle piccole licenze poetiche grazie alle quali, per misteriose leggi della grammatica, basket fa rima con Vita.