Pensieri e Silenzi

differenti per forza!

dedicato a Gianluigi

Qualche anno fa un noto gruppo bancario italiano aveva lanciato una campagna pubblicitaria, che suonava più o meno così: “la nostra banca è differente per forza”.
Lo slogan giocava sul doppio senso dell’espressione “per forza”: da un lato lasciava intendere che la banca era in qualche modo “costretta” ad essere diversa, a motivo della sua storia, della cultura, o dell’opzione di mercato; dall’altra faceva capire che quella diversità era un punto di forza, assegnando a tale termine un valore positivo e prestigioso.

Mi è venuto in mente questo gioco di parole pensando all’esito della prima fase del campionato di basket, che stiamo concludendo insieme ai nostri ragazzi: in fondo quello slogan si adatta a pennello anche alla nostra squadra. Anche noi possiamo dire che siamo “differenti per forza”.  Anche noi siamo diversi per storia, per valori, per stile, per estrazione, per possibilità economiche e per scelta educativa; e allo stesso tempo questa diversità è la nostra forza, il nostro asset, come si direbbe parlando di un’impresa industriale, o, se volete, il nostro fulcro.

Siamo diversi perché per noi il basket è ancora un gioco, grazie al quale, prima di tutto, ci si diverte e si fa sport, e non lo strumento con cui noi adulti celebriamo noi stessi, il nostro valore ed i nostri meriti.

Siamo diversi perché per noi i ragazzi sono ragazzi, giovani da educare e far crescere e non piccoli potenziali campioncini da spremere e lanciare verso l’olimpo del basket.

Siamo diversi perché una partita per noi è una gara a cui partecipare con impegno, fatica, determinazione e agonismo, ma non è una battaglia contro l’altra squadra, contro l’arbitro, contro il tifo, contro tutto e tutti.

Siamo diversi perché siamo ancora convinti che lo stile con cui facciamo le cose conta, eccome se conta! Non è un fattore irrilevante il modo in cui ti rivolgi all’altro, sia esso il tuo compagno di squadra, un avversario, l’allenatore o l’arbitro; e pensiamo che le parole hanno un loro peso, soprattutto quando le urli dietro qualcuno con rabbia e aggressività. Crediamo nel valore di un gesto, nella forza di un incoraggiamento, nella potenza dell’esempio e nella energia del gruppo.

Siamo diversi perché ogni giocatore non è una pedina nelle nostre mani, uno strumento per raggiungere i nostri obiettivi, ma è l’unico motivo per cui entriamo in palestra anche quando la stanchezza della giornata lavorativa consiglierebbe di fare diversamente.

Non crediate però che sia facile essere diversi! In questo mondo costa, e molto… patisci una frequente incomprensione, talvolta un isolamento, altre volte sei destinatario di quegli sguardi accondiscendenti e arroganti che feriscono ed insultano. Capita che hai la sensazione di fare un po’ come Don Chisciotte, che combatte inutilmente contro i mulini a vento.

Sì, perché quando sei diverso corri il rischio di sentirti inutile, perdente, ingenuo, incompreso, incapace, mediocre: in un parola di sentirti “out” in un mondo di persone “cool”.

Questa diversità non è qualcosa che si mostra con chiara evidenza: la forza della tua diversità è qualcosa che va riconquistato giorno per giorno, sconfitta dopo sconfitta, fatica dopo fatica, sapendo che è una consapevolezza che è facile smarrire.

Parole di carta

persone sagge

C’è una parola che è andata completamente fuori moda in questi primi decenni del terzo millennio: è la parola saggezza. Sentiamo parlare di conoscenza, di competenza, di scienza, di sapere, di preparazione ed erudizione ma la sapienza ha perso il suo fascino, ha smarrito il suo appeal sull’uomo post-moderno. Siamo tutti concentrati a “sapere” le cose ma ignoriamo il senso del nostro sapere, il significato che attribuiamo alle verità che apprendiamo ed all’utilizzo che di queste nuove abilità riusciamo a fare.

Sembra strano perché viviamo in un periodo di straordinaria esplosione scientifica e tecnologia: forse mai come oggi nel corso della storia, l’uomo possiede una comprensione così dettagliata e profonda dei fenomeni fisici, naturali, psicologici e sociali; ciononostante mai come oggi, l’uomo pare così ripiegato su se stesso, imprigionato da quanto gli accade attorno ed incapace di dare senso e pienezza alla propria vita. La saggezza è proprio quella virtù che ci consente di andare oltre il nostro ristretto mondo e le nostre visioni, oltre i nostri preconcetti ed i nostri atteggiamenti, oltre i nostri desideri personali, i pensieri e le nostre idee e tutto ciò che in qualche modo appare come definito, standardizzato e preconcetto. La saggezza esige questa capacità di allargare il proprio punto di vista, di ampliarlo e renderlo più inclusivo, più ricco e differenziato; essa invita l’individuo a superare le strettezze di una visione miope, concentrata sul proprio ombelico e incapace di scorgere ciò che sta al di là di un palmo di mano.

Ma tutto questo pare oggi interessare poco l’uomo contemporaneo, quasi completamente concentrato sulla soddisfazione immediata di bisogni e necessità, interamente dedito all’accumulo di beni, di esperienze, di conoscenze, senza che l’interrogativo sul significato di tutte queste cose sfiori mai la sua mente. Sicché avvertiamo l’impressione che l’esperienza umana stia perdendo la sua profondità, la sua consistenza, il “sapore” del vivere e che tutto si riduca ad una vita superficiale, banale, egocentrica e monodimensionale.

Pare che la massima aspirazione dell’uomo di oggi sia avere il nuovo modello dell’Iphone, un avanzamento di carriera, un sempre maggiore guadagno, un aspetto piacevole ed un corpo allenato, senza farsi mancare un’auto nuova fiammante e una vacanza di grido. È come se oggi avessimo un’infinita capacità di scelta ma non sapessimo più dove andare; abbiamo di fronte una infinità di opzioni e di possibilità ma siamo incapaci di individuare una direzione e così ci ripieghiamo tristi sui noi stessi, accudendo i nostri piccoli interessi e desideri. Abitiamo un mondo dalle mille libertà ma il nostro orizzonte esistenziale si sta riducendo anziché allargarsi, si sta rimpicciolendo fino a “stringerci” dentro ad un mondo piccolo piccolo e animato da passioni tristi.

Ecco perché il nostro tempo ha bisogno di uomini saggi, capaci di una prospettiva critica, ampia e profonda sulla realtà. La saggezza conduce ad uno sguardo critico sul mondo, ossia uno sguardo capace di prendere consapevolezza che la propria visione è sempre prospettica, mai assoluta, sempre condizionata e mai pienamente libera ed obiettiva; la saggezza ci rende capaci di smascherare quelle precomprensioni che condizionano i nostri giudizi e le nostre valutazioni. Lo sguardo critico è di chi sa non fermarsi a quanto è ovvio e noto, a quanto tutti danno per scontato, a quanto è assunto come una regola generale della vita senza essere stato sottoposto ad una valutazione rigorosa. La saggezza poi dona una visione ampia delle cose, capace di tenere insieme aspetti differenti, di considerare e conciliare fattori divergenti, spesso contraddittori, così come talvolta è contraddittoria la vita. Lo sguardo ampio sa poi generare connessioni all’interno del reale, creare legami e vincoli tra gli oggetti che compongono il mondo, scoprendo interconnessioni e mutue dipendenze. Infine la saggezza conduce verso una visione profonda della vita, sa fuggire ogni approssimazione e superficialità ma sa entrare nel cuore degli eventi, delle situazioni, delle persone, dei pensieri e dei legami, rintracciando quanto è davvero fondamentale e radicalmente necessario.  La saggezza dona uno sguardo capace di andare oltre la crosta, oltre quanto appare agli occhi, per scorgere le infinite ricchezze della vita che ci circonda, gli sconfinati tesori custoditi negli incontri, negli occhi di chi amiamo, nelle situazioni anche dolorose che attraversiamo.

L’uomo saggio è colui che, non senza fatica, sa “tenere insieme” i pezzi della sua vita; egli sa unire, in un orizzonte complessivo, le dimensioni costitutive della sua vita: gli affetti, il lavoro, le amicizie, il divertimento, gli svaghi, le fatiche e sofferenze e le perdite, i successi e i traguardi conseguiti. L’uomo saggio è colui che ha maturato una propria visione complessiva e riconciliata della vita: sa dare senso all’amore che sente così come alla sofferenza che lo colpisce; possiede una ragione per vivere e per lottare, sa sopportare la gravità e la pesantezza della vita perché ha una meta da raggiungere ed una ragione per camminare.

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di Novembre di LodiVecchioMese