Pensieri e Silenzi

bastano due occhi

A volte bastano due occhi per salvarci, per strapparci dai nostri pensieri cupi, per aprirci uno spiraglio di vita e per mostrarci un lampo di entusiasmo.

A volte bastano due occhi come quelli di Paolo, che stamattina ha incontrato in treno: due occhi un po’ assonnati e stralunati, due occhi vispi e curiosi, dolci e simpatici. Soprattutto due occhi che parlano, che ti interpellano, ti provocano e non ti lasciano indifferente né estraneo.

A volte sono proprio questi incontri un po’ fortuiti ed imprevisti a farti cambiare pagina, a modificare il mood della giornata, a far entrare un po’ di aria fresca dentro la tua stanza che sa di stantio.

Quegli occhi non hanno nulla di speciale, non mostrano caratteristiche che li rendano eccezionali, particolarmente attraenti o straordinariamente belli. Sono solo due occhi che ti guardano con simpatia, che ti scrutano con benevolenza e fare amichevole. Eppure quei due occhi è come se ti lanciassero un’ancora di salvezza, una fune di salvataggio a cui aggrapparsi per uscire dalle tue sabbie mobili. Talvolta i nostri stati d’animo funzionano un po’ così: più ti agiti, più ci ripensi, più ci rimugini, più ti trascinano verso il basso, facendoti affondare, lentamente ma inesorabilmente.

Serve allora un gancio esterno, un appiglio, un aiuto da fuori per divincolarsi da quell’ingorgo che ti trascina giù. Ecco: a volte bastano due occhi per fare tutto questo, uno sguardo affabile per stimolare la ripresa e l’uscita da quello stato di cattività. A volte bastano due occhi per rompere il cerchio, per strapparci dal loop in cui eravamo finiti e per aprire sentieri diversi.

Direte: basta così poco? Penso che talvolta basti davvero così poco, che sia sufficiente un contatto autentico con un altro essere umano per uscire dal nostro autismo un po’ narcisistico, per decentrarci dei nostri problemi, per guardare al mondo da una prospettiva un po’ diversa.