Fatima e Anne

Scusa, mi puoi aiutare?” Per certi incontri non servono troppi preamboli, né giri di parole. Talvolta gli incontri avvengono così, un po’ per caso, un po’ per coincidenza.

Fatima ha uno sguardo solare e lucente e due occhi che da soli lasciano trasparire la serenità e la mansuetudine che sperimenta. Si presenta con in braccio Anne, una piccola bimba senegalese di circa 3 mesi, con un visino che già solo a vederlo ti verrebbe voglia di baciare. Anne ha in testa una serie infinita di codini che la mamma le ha fatto con strisce di differenti colori. È singolare come una bambina così piccola possa avere una chioma così fitta. Fatima si avvicina portando una borsa di cianfrusaglie, catenelle, collane, gingilli di varie forme e colori: sono tutta la mercanzia che oggi dovrà vendere passando tra i lettini sulla spiaggia.

Scusa, mi puoi aiutare?” ripete nuovamente a mia moglie che non aveva badato al suo appello, giacché stavamo appena appoggiando le borse e arnesi sotto il nostro ombrellone. L’incontro inizia così, da donna a donna, o, meglio, da mamma a mamma, con Fatima che consegna la piccola Anne nelle braccia di Simona e la donna che chiede di potersi sedere un attimo sul nostro lettino per sistemare le cose. Anne è un piccolo cicciobello colorato: una naturale simpatia e due manine che ti afferrano le dita non appena gliele avvicini.

Mentre Simona ed io facciamo qualche carezza alla piccola, Fatima, seduta sul nostro lettino, estrae dalla sua sporta gli oggetti per la vendita, che dispone in modo da poterli esibire ai bagnanti. Scopriamo nel mentre, tra una parola e l’altra, che Fatima vive a Salerno e che è giunta ieri sera in Toscana. Vive da 3 anni in Italia (di cui parla discretamente la lingua) e che ha un’altra figlia di 4 anni.  Anne è nata nel maggio scorso ma appare decisamente più grande dei suoi tre mesi: sta con il busto retto, afferra le cose che le si avvicinano ed emette qualche versetto quando si cerca di interagire con lei. Quando il borbottio diviene più insistente, a Fatima è chiaro che per la piccola è giunto il momento della colazione: dalla borsa la mamma estrae una confezione di yogurt, che offre alla figlia avvicinandola alle sue labbra. Anne non sa ancora masticare e succhia lo yogurt come è abituata a fare con il seno della mamma. È uno spettacolo osservarle: Fatima ha gesti morbidi e caldi, lenti e premurosi; Anna è tutta concentrata sul suo cibo, mostrando, con piccoli movimenti dei piedini, il suo apprezzamento e soddisfazione.

Accade così che la nostra giornata abbia inizio con una pacifica “invasione” del nostro ombrellone: due perfette sconosciute ne hanno preso possesso senza troppe formalità o cerimonie.

Terminata la colazione, Fatima si prepara per il lavoro e mette Anne sulla sua schiena, assicurandola con un ampio panno, come è tipico delle mamme africane. Anne starà insieme alla mamma durante questo giorno, accompagnandola nel suo pellegrinaggio lungo la spiaggia. La piccola allunga le manine per afferrare le spalle della mamma, in risposta ad un gesto che evidentemente per lei non è nuovo  ma ripetuto tutti i giorni e più volte al giorno.

Raccolte tutte le sue cose, giunge per Fatima e Anne il momento del saluto: la donna esprime la sua gratitudine per questa insperata accoglienza regalandoci qualche braccialetto colorato. Anche noi siamo lieti di questo incontro non programmato e che ha piacevolmente movimentato una pigra giornata di mare.

Mentre mamma e figlia si allontanano mi torna alla mente una frase della lettera agli Ebrei: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli”. Forse è proprio così…

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