Pensieri e Silenzi

ex-ducere

Mi intriga la parola educare, per quel senso di movimento che essa contiene ed esprime. Ex-ducere…portare fuori… bello no?

Ce lo hanno raccontato in tutte le salse: educare non è scrivere su un foglio bianco ed intonso, ma “tirare fuori” dalla persona quelle cose che ha già dentro.  Educare è dunque ex-ducere, nel senso di tirare fuori, far emergere quei doni straordinari (o molto più ordinari) che ciascuno conserva dentro il proprio animo. Educare così assomiglia un po’ all’arte dell’archeologo che, con pazienza e cura, sa scovare tesori sepolti sotto metri di terra; oppure a quella del geologo, che è capace di scoprire giacimenti preziosi sotto terreni deserti ed inospitali.

Quella locuzione latina possiede però un secondo significato, altrettanto affascinante e, forse, almeno per me, ancora più stimolante: ex-ducere richiama anche l’idea di “condurre fuori”,  di accompagnare qualcuno al di là delle “solite cose”, per aprilo gradualmente alla vita. Educare è allora insegnare ad ex-sistere, ad andare “oltre”, ad intravedere nuovi orizzonti, a sperimentare nuovi universi, nuove consapevolezza e nuove energie.

L’esperienza dell’educare, in questo secondo significato, sarebbe più vicina allo slancio dell’esploratore, che è disponibile a lasciare il proprio piccolo e conosciuto territorio per addentrarsi in luoghi sconosciuti e mai battuti. Educare ha a che fare con il guidare qualcuno oltre quei confini un po’ angusti in cui si è rifugiato, per aprire la sua vita ad un “oltre” che sa di promessa e compimento.

La cosa straordinaria è che questo “oltre” ha sempre il sapore dell’ignoto e dell’inesplorato: chi educa non fa la guida turistica che accompagna lungo itinerari prefissati e predeterminati. Nient’affatto! Nessuno sa a priori dove condurrà quel viaggio, in quale luogo si concluderà quel cammino, in che “dove” finirà quell’ “oltre”.

Educare è accompagnare verso un destino che solo la Vita conosce, che solo Essa sa custodire e propiziare.