Pensieri e Silenzi

distanza

La mia indole un po’ irruente ed impaziente tollera a fatica che qualche questione resti aperta senza una immediata soluzione. L’istinto è quello di risolvere, se possibile, tutto subito, meglio se a botta calda, senza soluzione di continuità. Mi disturbano le cose che restano come appese, sospese a mezz’aria, come aerei che non si decidono ad atterrare e sorvolano sopra la testa creandoti sempre quel fastidioso senso di provvisorietà e di minaccia. Meglio chiarire subito, costi quel che costi; meglio “farla fuori” senza troppe remore, pane al pane e vino al vino, affrontando di petto le situazioni, le persone e le difficoltà.

Vivo quindi con un certo fastidio tutte quelle occasioni in cui il buon senso mi suggerisce che forse è meglio “prendere tempo”, lasciar decantare, sperimentare pazienza e comprensione, tolleranza e mitezza.

Eppure devo riconoscere che talvolta l’attesa è la scelta più ragionevole, giacché ogni decisione affrettata rischierebbe di peggiorare le cose e di aggravare i problemi.

Mi accade spesso con le persone, quando qualche incomprensione si è frapposta in un rapporto fin a quel momento sereno e fraterno. La rabbia o il risentimento mi suggerirebbero di rimuovere immediatamente quel masso che è caduto sulla strada, di sciogliere il nodo che si è creato, di dissipare le nebbie che si sono formate. È proprio in quel momento che comprendi che la distanza, sia essa fisica, geografica o psicologica, talvolta rappresenta una valida strategia di soluzione. Non semplicemente perché allontana o rinvia il problema, ma perché consente una visione più distaccata e, come tale, più onesta e obiettiva.

Penso a questo mentre un aereo mi sta portando a duemila chilometri lontano da casa e mentre un tarlo mi rode dentro lasciandomi l’incertezza di come affrontare una questione spinosa. Ci penso con la flebile speranza che questa “distanza” aiuti a far luce, che sia capace di illuminare i cuori e che la lontananza sappia propiziare un repentino “ritorno a casa”.