Pensieri e Silenzi

siamo gente in attesa

Ogni anno l’avvento ci ricorda che siamo tutti gente in attesa, gente che guarda al domani come l’auspicio di un complimento e l’anelito di una promessa. Quello che cambia è il contenuto di questa attesa, ma forse l’esperienza dell’attendere appartiene alla nostra struttura umana, è un gene qualificante il nostro DNA, è tra le cose che distingue noi uomini dalle bestie.

Non è sempre chiaro l’oggetto della nostra attesa, talvolta facciamo davvero fatica a metterlo sul fuoco. Qualche volta è un successo, una guarigione, un incontro, una promozione o una vittoria; altre volte più prosaicamente sono un po’ di soldi, una vacanza, una casa o un vestito nuovo. Altre volte ancora attendiamo la persona giusta, l’amore della nostra vita, un figlio, un amico sincero o una nuova possibilità dall’esistenza.

Penso che sia la dinamica stessa del desiderio, da cui siamo abitati, che fa di noi “esseri umani in attesa”, ossia persone non appiattite sulla oggi, insoddisfatti dell’istante, incompiute nell’attimo. Il movimento del desiderare crea un dinamismo di uscita, di slancio, di pro-getto, di pro-pensione e di sbilanciamento.

L’avvento ci rammenta che siamo persone che vivono con un piede nel presente ed un altro nel futuro, che c’è un tratto “esodico” che connota la nostra vita e che la dimensione presenziale è insufficiente a qualificare la nostra identità.

Siamo viandanti in cammino verso una meta, camminatori che, non senza deviazioni o soste impreviste, muovono un passo dopo l’altro verso il compimento di quello che sono.

L’avvento parla alla nostra umanità: ci ricorda che la vita è movimento, auspicio, spinta ed attrazione, nostalgia e struggimento ardente di un avvenire.