la vita al tempo del coronavirus/6

*** PRECARIETA’ ***

Pensavamo di essere imbattibili ed invece è bastato un piccolo virus a metterci ko. Se ci pensate, le società moderne vivono di questo mito del controllo, della pianificazione, del dominio; sono società dove tutto viene previsto, governato e studiato, dove le variabili fuori controllo sono bandite ed espulse dalla coscienza collettiva.

Attraverso questa dinamica da “iper-controllo” abbiamo la sensazione (o l’illusione) di rimuovere ogni rischio, ogni imprevisto e ogni possibile minaccia. In fondo la tecnica ci offre sempre una soluzione per ogni problema: dalla malattia al dolore, dall’ambiente alla salute psichica. Per ogni domanda esiste una risposta ed è la scienza a farsene carico.

Così facendo le nostre generazioni hanno perduto il senso della precarietà dell’esistenza: intendiamoci, non è il sentimento della paura o dell’angoscia ma la serena consapevolezza che nessuno di noi è eterno e che esiste una radicale fragilità che abita la nostra vita. Siamo tutti “a tempo”, impiegati “precari” dell’esistenza, gente in viaggio, pellegrina verso un altrove.

Non voglio evocare pensieri millenaristici, tristi previsioni o futuri tenebrosi… assolutamente no. Parlo della serena consapevolezza del nostro limite, della dimensione intrinsecamente spaziale e temporale della nostra vita. Parlo del fatto che siamo gente esposta a molti rischi, sebbene la moderna tecnologia li abbia depotenziati e mitigati.

Forse questa sventura che ci è capitata tra testa e collo, è “solo” un modo (brutto e assai doloroso) per ricordarci chi siamo, di cosa siamo fatti e la fragilità che caratterizza la nostra esistenza. Ma è anche occasione (questa volta benedetta) per riconoscere la forza dei nostri legami, la potenza dei nostri affetti, la bellezza della solidarietà e la preziosità delle persone che ci stanno accanto. È la possibilità che ci è offerta per onorare chi amiamo e chi diamo troppo spesso per scontato nei nostri giorni; è il modo con cui la vita ci educa al valore delle presenze, di chi è accanto a noi tutti i giorni, in un modo talmente mite e discreto da essere trascurato.

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