la vita al tempo del coronavirus/7

*** IL LIMITE ***

È il vento. Non lo vedi né lo senti sinché non trova un ostacolo, come tutte le cose che ci sono sempre state. Persino il mare sembra senza limiti, eppure canta solo quando li trova: infrangendosi sulla chiglia diventa schiuma; spezzandosi sugli scogli, vapore; sfinendosi sulle spiagge, risacca. La bellezza nasce dai limiti, sempre.”

Bella questa frase di Alessandro D’Avenia, non trovate? Bella (e provocatoria) soprattutto di questi tempi in cui ciascuno di noi sente con più intensità il peso dei limiti imposti dalla situazione sanitaria: limitazioni al movimento, al contatto, alla frequentazioni di posti e persone, una restrizione di fatto dei nostri spazi di libertà personale.

I limiti sono sempre qualcosa di fastidioso perché attentano alla nostra pretesa di libertà incondizionata: sia che si tratti di limiti di natura sanitaria, sia che si parli di limitazioni alla parola o alle scelte, il senso “della misura” si impossessa delle nostre esistenze come un severo secondino, come qualcuno che mal tolleriamo o che sopportiamo a denti stretti.

Non è semplice quindi “tessere le lodi” del senso del limite, tanto meno oggi quando migliaia di persone sono costretta dentro una zona di contenimento e milioni di altre sono impossibilitate a compiere le azioni quotidiane a cui erano abituate. Il limite porta con sé un alone negativo perché, ad una prima percezione, dice condizionamento, restrizione e mancanza di libertà. Ed in molti casi è davvero così!

Ma ci sono pure casi in cui “la bellezza nasce dai limiti” come ci ricorda D’Avenia. Sono quelle situazioni in cui il limite non genera un condizionamento ma è la condizione di possibilità della vita. Un po’ come il mare, che, seppure infinito, canta e suona solo quando la sua vastità si “scontra” sulle rocce, che ne costituiscono come un simbolico limite. Anche il vento, stando alle parole dell’autore, genera la sua melodia solo quando trova un ostacolo. Come dire: è grazie al limite che mare e vento posso mostrare la propria presenza. Un po’ come il quadro della Gioconda: senza i suoi “confini” non ci sarebbe stato lo straordinario dipinto di Leonardo. Sono i “limiti” della tela che ne rendono possibile la “pitturabilità”: solo una tela limitata può accogliere le pennellata dell’artista.

Talvolta accade così anche con la nostra vita: è solo nello scontro con il limite che comprendiamo la nostra identità. Esistiamo solo in quanto esseri “limitati”, ossia connotati da confini precisi ed invalicabili. Anzitutto di spazio e di tempo.

Ci sono limiti che feriscono la nostra libertà. Ma la nostra condizione di limitatezza appartiene alla nostra umanità ed è ciò che ci permette di esistere.

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