la vita al tempo del coronavirus/10

*** RESPONSABILITÀ ***

Un’altra cosa che ci porteremo a casa da questo periodo così problematico è il senso della responsabilità reciproca.

Chiosava il presidente del consiglio nell’intervista concessa recentemente ad un quotidiano: “Ennio Flaiano diceva che i nomi collettivi servono a fare confusione, e che un bel giorno ti accorgi che “popolo, pubblico” siamo noi, mentre invece credevamo fossero gli altri”. In fondo penso sia proprio così.

Questa epidemia è iniziata un po’ pensando che era qualcosa che non ci riguardava: dapprima era una cosa “dei cinesi”… tanto loro sono tanti e sono lontani e quindi abbiamo accolto la notizia come un fatto di curiosità da settimana enigmistica. Poi i casi di contagio si sono avvicinati ma erano comunque episodi che riguardavano altri.. altri paesi, altre persone, altre comunità…E anche se la cosa ha iniziato un po’ a preoccuparci, l’abbiamo comunque tenuta “a debita distanza”, dalla testa e dalle emozioni.

Poi alla fine il virus ha bussato alle porte delle nostre case, è entrato nei nostri piccoli paesi, nelle nostre chiese, nei nostri bar e supermercati, nelle nostre piazze e nei nostri parchi e abbiamo iniziato a comprendere che quello che pensavamo fosse “problema di altri” è diventato, improvvisamente un nostro problema.

E ci siamo pure accorti che, per quanti muri possiamo frapporre tre noi e gli altri, ci sono cose, il virus in primis, che sono capaci di superare confini e limiti e di renderci tutti uguali, con brutale senso democratico. Ci siamo insomma scoperti radicalmente interconnessi, collegati l’un l’altro da un vincolo di reciproca responsabilità.

La “sorpresa” di questi giorni sta proprio nel fatto che il comportamento di ciascuno di noi ha un impatto significativo sugli altri e che il destino degli altri è affidato anche alla nostra responsabilità. Non che sia una novità, intendiamoci, ma questa situazione particolare ha reso questo fatto ancora più evidente e percepibile a tutti. Così come non è nulla di nuovo che questo senso di responsabilità valga in primis verso coloro che sono più deboli, più fragili ed esposti a rischi e malattie. Non è una responsabilità che vale solamente per chi ci sta accanto direttamente ma anche verso coloro che, anche se più distanti, potremmo danneggiare con il nostro comportamento.

Speriamo di non perdere questa consapevolezza anche quando il nemico da combattere non sarà più il coronavirus ma il virus del nostro egoismo e della nostra indifferenza.

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