la vita al tempo del coronavirus/18

*** ORDINARIETÀ ***

Chi lo avrebbe mai detto che avremmo rimpianto la solita vita, quella che ti svegli acciocchito alla mattina, fai la colazione in silenzio, esci di casa che è ancora buio, attendi il treno in stazione al freddo maledicendo il cielo e ferrovie che sono sempre in ritardo, aspetti una metropolitana che arriva stipata di gente, lotti per un angolo di sopravvivenza sulla carrozza, attraversi la strada con quello in macchina che ti impreca perché passi con il semaforo verde-arancio e arrivato in ufficio trovi le stesse facce, insieme agli stessi problemi, le stesse cose che ti fanno arrabbiare, le stesse riunioni che non finiscono mai e il solito stress che ti accompagna ventiquattro per sette…

Chi avrebbe mai detto che tutta sta vita, che avremmo scambiato con un’altra qualunque pescata dal mazzo, oggi ci sarebbe mancata così tanto e ne avremmo sentito così forte la nostalgia?

Chi si sarebbe mai sognato che la ferialità di tutti i giorni, con la sua rituale ciclicità e la sua monotona ripetitività sarebbe diventata qualcosa da rimpiangere prima di addormentarsi, una presenza che avrebbe abitato i sogni che facciamo ad occhi aperti fino a diventare una meta a cui ambire ed un obiettivo da raggiungere?

Chi si sarebbe mai aspettato che la nostra routine quotidiana potesse esercitare tutto questo fascino e questa attrattiva, che appartenesse alla categoria “desideri” in questa esistenza da reclusi che tutti stiamo conducendo?

Siamo onesti: nessuno di noi avrebbe scommesso due lire che ci saremmo rammaricati per quella vita piena di problemi che ci pareva indigesta, quelle lunghe giornate zeppe di scadenze, appuntamenti, consegne, riunioni, imprevisti, seccature e preoccupazioni, noie e fastidi. Nessuno si sarebbe mai immaginato che avremmo voluto indietro la banalità dalle nostra vita e che saremmo arrivati alla consapevolezza che, tutto sommato, la nostra esistenza non era così banale, così piatta e disgraziata come pensavamo…

Mi tornano alla mente quelle straordinarie parole di Madeleine Delbrêl, che restano per me come una meta irraggiungibile:

“C’è gente che Dio prende e mette da parte. Ma ce n’è altra che egli lascia nella moltitudine, che non «ritira dal mondo». E’ gente che fa un lavoro ordinario, che ha una famiglia ordinaria o che vive un’ordinaria vita da celibe. Gente che ha malattie ordinarie, e lutti ordinari. Gente che ha una casa ordinaria, e vestiti ordinari. E’ la gente della vita ordinaria. Gente che s’incontra in una qualsiasi strada. Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via, come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta che si è rinchiusa definitivamente sopra di essi. Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità. Noi crediamo che niente di necessario ci manca. Perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato.”

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