Parole di carta

nuovi italiani

Una delle immagini che resteranno nella storia di queste olimpiadi di Tokyo – tra le moltissime che hanno segnato indelebilmente la testa ed il cuore – è l’istantanea dei quattro corridori italiani della 4X100 maschile al termine della gara (Lorenzo Patta, Lamont Marcell Jacobs, Eseosa Fostine Desalu e Filippo Tortu). Lo stupore e l’incredulità stampata sui loro volti esprimono la freschezza di una gioia inattesa, anche se molto desiderata e sudata. Osservi gli occhi di quei quattro giovani italiani e provi un orgoglio indicibile per il traguardo che hanno saputo raggiungere in maniera così sbalorditiva. Ti accorgi che sono l’espressione migliore del nostro Paese e la testimonianza visibile della nuova “italianità” che sta prendendo forma nella nostra comunità nazionale. A dispetto di tante visioni miope o settarie, i quattro giovani raccontano un’Italia assai lontana da quella dipinta da certi stereotipi identitari e populisti: due di loro hanno cognomi che difficilmente avresti trovato in una guida telefonica di qualche decennio fa ed il colore della pelle di Eseosa tradisce le sue origini non proprio nostrane.

Qualora ce ne fosse ancora bisogno, i volti dei campioni olimpici indicano che la parola “italiano” oggi possiede un campo semantico ben più vasto e ricco, ampio ed includente. Non sono più i soli tratti somatici, il cognome ricevuto dal padre o l’appartenenza ad una linea genealogica a fare di una persona un italiano. Non più.

Oggi è italiano chi parla una determinata lingua, sapendo che essa non è una un sistema freddo di segni, ma veicolo ed incarnazione di una cultura, di una sensibilità, di un orizzonte complessivo di senso, di un modo per abitare il mondo. Dentro la lingua c’è il senso dell’umano e la ricchezza inesauribile delle sue esperienze.

Oggi è italiano chi accoglie e si riconosce in quei valori che la prima parte della nostra Costituzione espone in modo straordinario:  la dignità della persona, il valore del lavoro e della solidarietà, le libertà individuali e sociali, politiche e di impresa, la responsabilità e doveri comunitari.  È italiano colui per il quale la nostra Carta diviene la bussola che orienta il comportamento individuale e sociale.

Oggi è italiano chi sente un vincolo di riconoscenza e di responsabilità verso il suo popolo, che onora il debito di vivere in questo straordinario Paese e di appartenere ad una storia che affonda le sue radici negli albori della civiltà umana. Oggi è italiano chi sente il senso di un “noi” che unisce, al di là delle differenze e delle contrapposizioni e che avverte la responsabilità di un destino condiviso e di un progetto da costruire insieme, con impegno, sacrificio e solidarietà. Nel nostro mondo globalizzato e pluricentrico, essere italiano ha sempre meno a che fare con un rigido riferimento territoriale. Esso afferisce – in maniera più radicale e simbolica – alla coscienza del proprio passato e alla responsabilità per il proprio futuro. La parola “italiano” non descrive tanto “di dove sono” quanto “chi sono”, riconoscendo quel luogo simbolico che ci radica e che ci fa sentire a casa assai più di semplici riferimenti geografici.

Questo mio articolo è stato pubblicato su Il Cittadino del 10 Agosto 2021