Storia e Tempi

il cielo di Helsinki

Sono stato ad Helsinki diverse volte nel corso degli ultimi anni, essenzialmente per motivi di lavoro. E ci sono stato in diversi periodi dell’anno, di fatto sperimentando un po’ tutte le stagioni e le diverse condizioni climatiche. Eppure devo confessare, di ritorno dalla mia ultima puntatina nella capitale finlandese, che in questi giorni Helsinki ti toglie davvero il fiato, lasciandoti senza parole.

L’avvicinarsi del solstizio d’estate e la festa di midsummer rendono questo periodo dell’anno particolarmente speciale per una terra ed un popolo abituati ad un rapporto assai particolare e conflittuale con la luce. Dopo mesi di buio quasi completo, il ritorno della luce e della bella stagione vengono qui celebrati con una enfasi che è sconosciuta a noi popoli mediterranei.

È sufficiente guardare il cielo ieri sera per comprenderne immediatamente il motivo: il cielo è di un azzurro intenso e terso, solcato solo da qualche nuvola passeggera; la luce, specialmente al tramonto,  è intensa, pungente, bella tanto da essere accecante e si deposita sulle cose come accarezzandole, facendole vibrare e rivestendole di una vitalità eccezionale per questa latitudine.

È uno spettacolo che difficilmente si può rendere con le parole. Vi è una bellezza delicata, ma intensa, potente, che ha che fare con l’esperienza del sublime. È una bellezza che ti entra dentro, che dilata i pori della pelle e che fa respirare il cuore.

Che cosa straordinaria è la bellezza! Dovremmo nutrircene tutti più frequentemente, come un cibo necessario per l’anima. La bellezza è una carezza leggera, un boccone gustoso, una boccata di aria fresca che rigenera i polmoni.

Osservare il cielo di Helsinki, in queste giornate di midsummer, lascia un particolare retrogusto in bocca ed una singolare sensazione nell’anima. Avverti un invito alla pace, alla contemplazione, a rallentare il ritmo e ad aprire gli occhi, per lasciarti trafiggere da questa luce che tutto avvolge e tutto abbraccia.

Dà pace il cielo di Helsinki, forse perché ci costringe ad alzare gli occhi e a guardare in alto, lasciando che l’azzurro del cielo inondi la nostra anima.