È facile vomitare odio e risentimento sui giovani youtuber che si sono resi protagonisti della tragedia di Casal Palocco. È un dramma immenso, sia per la famiglia che ha subito la perdita del piccolo ma, temo, anche per questi sconsiderati giovani che, quando si renderanno conto realmente di quello che hanno fatto, si troveranno a portarne le conseguenze per tutta la vita. Come in ogni sciagura, vi sono vittime e carnefici ma vi è una dimensione profonda di dolore e di disperazione che coinvolge tutti, forse indipendentemente dal ruolo giocato.
Al di là del fatto specifico, da cui forse è bene astenersi dal giudicare, vi è una sfida educativa che interpella noi come mondo adulto e che sento oggi drammaticamente urgente: l’educazione al senso di responsabilità. Come genitore e come educatore non posso non percepire la fragilità delle nuove generazioni a “rispondere” di quello che fanno, dicono e pensano. Perché in fondo, il senso della responsabilità sta tutto qui: nella capacità che il soggetto possiede di dare ragione del proprio comportamento, di portare le conseguenze del proprio agito, di sentire il peso per ciò che è stato detto o fatto.
Lavorando con loro invece percepisci come una sorta di inconsapevole leggerezza, una specie di immaturità morale che li porta a compiere gesti senza preoccuparsi seriamente dell’effetto del loro comportamento. Questo accade in ambito affettivo, relazionale, professionale e sociale, come un mind setting trasversale alle vari dimensioni della vita.
È talmente intensa la pulsione al godimento (non solo sessuale, intendiamoci), al piacere, al divertimento e alla propria soddisfazione, che il resto del mondo pare come scomparire dalla loro vista e sfuggire alla loro valutazione; vi è una tale concentrazione su di sé che l’alterità dell’altro e della realtà si dissolve, svanisce, evapora, lasciando il soggetto solo con se stesso ed i propri capricci.
È proprio in questa dimensione solipsistica che scompare la concretezza delle cose, la fatticità del reale, il peso ineludibile che ogni nostra azione lascia sull’altro e sulle situazioni. Talvolta la virtualità della vita fa perdere consistenza alla cose e alle loro conseguenze, chiudendo il mondo esistenziale in un attimo di delirio in cui non esiste né prima né dopo.
Parrà strano ma credo davvero che occorra saper rieducare al senso della storia, della connessione logica e consequenziale degli eventi, alla scoperta del senso delle cose, del loro significato, del loro nesso temporale e simbolico. È urgente, anche se drammaticamente difficile, rieducare alla consistenza dura del reale, al senso profondo del mondo e al ruolo insostituibile della coscienza che, di fronte a quel mondo, è chiamata a prendere posizione.









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