Mi chiedo che cosa risponderemo ai nostri nipoti quando ci chiederanno come è stato possibile che all’inizio della seconda decade del terzo millennio abbiamo assistito muti ed impotenti alla strage del popolo palestinese in diretta TV, senza che alcuno stato, alcuna organizzazione o personalità (eccetto il Papa ed il segretario generale dell’ONU e pochi altri rari casi) abbiano mosso un dito per fermare quello che stava accadendo.
Ormai la situazione credo sia chiara a tutti e basta accendere un televisore o navigare in internet per rendersi conto di quello che sta accadendo: da più di tre mesi più di due milioni di persone vivono sotto il continuo fuoco di un paese democratico, causando più di ventimila morti, molti dei quali bambini in giovanissima età ed un numero incredibile di feriti (si stima che ogni giorno circa 10 bambini subiscano amputazione a motivo delle ferite). In barba a qualunque più elementare norma umanitaria, questo popolo non ha accesso a cibo, all’acqua, carburante, luce e alle cure mediche perché il vicino stato democratico gli impedisce il necessario approvvigionamento. La conseguenza di tutto questo è che un popolo inerme, composto da una grandissima percentuale di giovani e bambini, vive in uno stato di guerra aperta ad opera di un istituzione statale armata fino ai denti e con chiari intenti violenti ed aggressivi.
A qualunque persona di buon senso appare evidente che la reazione ai terribili fatti del sette ottobre è assolutamente sproporzionata, ingiustificata e criminale.
Ora, che coloro che sono coinvolti nel conflitto possano aver perso l’uso della ragione e il senso delle proporzioni non è accettabile ma forse, in qualche modo, capibile; ma che la comunità internazionale tentenni e balbetti di fronte all’uccisione di innocenti, questo va contro ogni principio umano e morale.
Fino a quando saremo disponibili a chiudere un occhio sul comportamento criminale dello Stato di Israele? Fino a quando Stati Uniti, Europa, Russia e Cina, in nome di interessi personali ed egoistici, gireranno la faccia dall’altra parte, fingendo di non sapere quello che accade o, ancora peggio, limitandosi ad appelli inconcludenti, avendo in mano le leve per finire, domani, queste atrocità?
Che cosa racconteremo ai nostri nipoti sulle nostre scelte e sul silenzio che la stampa (in particolar modo quella italiana) sta tenendo sul dramma di Gaza? Diremo che la campagna elettorale americana ci ha impedito di prendere posizioni più nette? Diremo che gli interessi geopolitici dell’area hanno consigliato di non scomodare troppi gli aggressori? Diremo la vita di quei poveracci di Gaza non meritava un nostro intervento affinché ciascuno potesse ricevere pane e acqua?
Guardo ogni sera la televisione e provo una grandissima tristezza per la responsabilità che l’occidente sta portando sulle spalle, perché colpevole non è solo chi aggredisce ma anche colui che finge di non vedere e passa oltre.









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