Preferirei che la retorica nazionalista, in ogni ambito e contesto, lasciasse spazio ad una più sana e concreta coscienza comunitaria, in nome della quale ciascuno di noi potesse sentire la responsabilità morale verso il popolo a cui appartiene e verso la gente con cui vive.
Ad esempio mi piacerebbe che considerassimo italiani, ossia membri della nostra comunità nazionale, coloro che pagano le tasse in Italia, coloro che condividono la loro ricchezza con quelli che abitano lo stesso territorio. Sono italiani coloro che contribuiscono a pagare le strade, gli ospedali, le scuole, i ponti, le infrastrutture, la sanità, la difesa, la protezione civile e altro. Onestamente tutte le altre forme di italianità.. beh…lasciano onestamente il tempo che trovano… So bene che “essere italiani” è qualcosa di più di “pagare le tasse in Italia”, tuttavia credo che essere un contribuente italiano sia condizione necessaria (anche se non sufficiente) per fregiarsi dell’aurea di italianità…
L’ethos pubblico è molto indulgente verso queste cose: siamo molto severi su certi “peccati” (ma poi manco tanto eh), ma se non paghi le tasse, magari spostando da un’altra parte la tua residenza fiscale, si può chiudere un occhio e far finta di niente. Il caso di Sinner è solo l’ultimo di una lunghissima lista di connazionali famosi che, una volta diventati ricchi, preferiscono dichiararsi cittadini di Paesi che riservano loro una tassazione ben più conveniente…
So benissimo che spostare la residenza altrove non si configura come evasione. È vero tuttavia che, di fatto, si sta privando la comunità in cui si è nati del proprio contributo e della ricchezza che si è riusciti a costruire.
È sì un problema morale ma anche sociale: abbiamo una massa di gente venuta da altri lidi che contribuisce al benessere della nostra comunità, versando fino all’ultimo centesimo di tasse e che, tuttavia, fatica ad essere riconosciuta membro a pieno titolo di questo Paese. E poi ci sono coloro che, una volta raggiunto un discreto benessere, pensano bene di “tagliare la corda” per evitare di dare quanto sarebbe giusto…
Siamo davvero un popolo strano: tollerante e condiscendente verso la scaltrezza e l’egoismo, pronto ad invidiare ed applaudire coloro che, in un modo o nell’altro, sono riusciti a scansare il proprio dovere…









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