Ho conosciuto Luciano quando si trovava nella fase conclusiva del suo percorso professionale e artistico. Ritengo di essere, quindi, la persona meno adatta a scrivere di lui, poiché molti altri, più di me, potrebbero raccontare chi fosse Luciano Ferrari e tutte le straordinarie cose che ha realizzato nella sua lunga vita. Tuttavia, provo un sentimento di profonda riconoscenza nei suoi confronti, e questo debito è la ragione principale che mi spinge a mettere su carta qualche pensiero in sua memoria.
Mentre scrivo, mi rendo conto che la gratitudine che sento per lui non è principalmente dovuta a qualcosa di concreto che mi ha dato o fatto, ma al singolare dono che possedeva di far sentire ogni persona accolta e valorizzata. Incontravo Luciano saltuariamente per un semplice taglio di capelli, ma ogni incontro era sempre un’occasione propizia per un dialogo, un confronto, e un’attenzione da parte sua che percepivo con particolare intensità. Era come se, in quei pochi minuti, l’interlocutore fosse davvero al centro del suo mondo e del suo interesse. Confesso di aver sempre trovato straordinaria questa sua innata dote, e mi sono chiesto se, in fondo, al di là delle sue indiscutibili capacità professionali e artistiche, non fosse questo il vero segreto di Lucianino.
Luciano sapeva ascoltare la persona che aveva di fronte, con autentico interesse e partecipazione alla vita dell’altro. Possedeva una straordinaria capacità di empatia che lo portava a sentirsi compagno di strada di chiunque incontrasse lungo il suo cammino. Sebbene abbia condiviso solo un breve tratto di vita con lui, questa sua dote emergeva chiara e limpida dal suo comportamento.
Nel nostro territorio, Luciano era conosciuto per le sue innumerevoli iniziative filantropiche. In qualsiasi occasione ci fosse un’iniziativa di solidarietà, si poteva contare sul suo sostegno e convinto supporto. Era stato fondatore della Croce Rossa di Lodivecchio e animatore della Croce Bianca di Melegnano, per la quale organizzava eventi di sensibilizzazione. È noto anche il suo generoso aiuto alla comunità “Il Gabbiano”, con cui aveva instaurato rapporti costanti e personali con molti dei suoi ospiti. Eppure, nonostante tutto questo impegno, Luciano non aveva perso la passione per l’individuo, per ogni singola persona che incontrava. Possedeva quella rara capacità di farti sentire accolto, oggetto di attenzione e cura, sinceramente importante ai suoi occhi.
C’è una seconda qualità che ho sempre ammirato in lui: la maniacale cura del dettaglio. Luciano era un professionista molto preciso e meticoloso. Qualsiasi suo cliente conosce bene questa qualità. Prestava attenzione a ogni minimo aspetto della sua opera con una precisione che talvolta rasentava l’eccesso. Non c’è dubbio che la formazione ricevuta e l’ampia esperienza maturata ad alti livelli abbiano influenzato la sua tecnica e la qualità del suo lavoro. Ma credo che ci fosse qualcos’altro: la cura del dettaglio e l’amore per il particolare erano il riflesso della sua sensibilità e del suo delicato mondo interiore. Luciano aveva cura dei dettagli esattamente come delle persone; trattava con garbo e gentilezza un taglio di capelli, così come era affabile e amabile con le persone. In fondo, i nostri gesti e il nostro comportamento raccontano molto più di quanto pensiamo. È proprio per la sua straordinaria signorilità, quel nobile e dignitoso atteggiamento, che ricorderò Luciano con riconoscenza come una di quelle persone che è bello aver incontrato, anche se solo brevemente, nella mia vita.
pubblicato sul numero di Novembre di Lodivecchio Mese









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