il ragazzo della Folletto

Il ragazzo davanti a me, seduto sulla carrozza del treno, ha un viso fresco e giovane. Sorride, ma nel suo sguardo si legge una certa preoccupazione. Lo osservo mentre, con una cura quasi ossessiva, prova e riprova il nodo della sua cravatta nuova: un gesto che tradisce più emozione che vanità.

La camicia bianca e i pantaloni eleganti fanno pensare che la scuola sia ormai alle spalle e che, nonostante la giovane età, si stia affacciando al mondo del lavoro. Ai suoi piedi, due enormi valigie e uno zaino. Accanto a lui, una borsa da PC con la scritta “Folletto”. Ecco svelato l’arcano: il ragazzo sta iniziando la sua giornata come rappresentante della celebre marca di aspirapolveri.

C’è qualcosa di teneramente umano in quella scena. Il nodo della cravatta che non vuole saperne di venire perfetto, la giacca che non si abbina del tutto ai pantaloni, la camicia appena stirata che lui sistema in continuazione… tutto racconta la fragilità e la bellezza dell’inizio. Quell’aria un po’ goffa, un po’ preoccupata, ma anche piena di speranza, suscita in me un’immediata simpatia.

Quando arriva la sua fermata, lo vedo raccogliere con fatica tutti i bagagli e avvicinarsi alla porta. Quelle due valigie sembrano più pesanti del previsto, ma lui non si lamenta. Si ferma un attimo, respira, e poi scende, pronto a vivere la sua giornata.

Il suo posto vuoto davanti a me lascia una strana sensazione di freschezza. È come se, per qualche minuto, avessi assistito all’inizio di una storia — quella di un giovane che prova a farsi spazio nel mondo con la sola forza del suo sorriso e della sua timidezza.

C’è qualcosa di profondamente poetico in ogni inizio: la magia del primo passo, la trepidazione che accompagna ciò che è nuovo, la bellezza incerta di chi prova a costruirsi un futuro senza avere ancora certezze.

E forse è proprio questo, mi dico guardando il finestrino, il segreto che dimentichiamo troppo spesso: che la vita, ogni giorno, ci chiede di essere un po’ come quel ragazzo — pronti a sistemarci la cravatta, a fare un respiro profondo e a scendere dal treno per cominciare, ancora una volta, da capo.

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