legami generativi

Ecco il mio articolo per l’inserto de il Cittadino “Dialogo” di febbraio 2026. Buona Lettura!

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La morale della favola potrebbe essere questa: ogni legame davvero serio e profondo è, per sua natura, generativo. Ogni rapporto tra due persone – che siano amici, amanti, compagni di strada o semplicemente incontratisi per caso – porta in sé la possibilità di aprirsi, di creare spazio, di diventare accoglienza.

Questo pensiero torna con forza ripensando a come è nata l’esperienza di accoglienza di Fadi Jebaily, musicista siriano da poco arrivato in Italia. Un’esperienza che non è frutto di un progetto astratto, ma di un incontro concreto, umano, quasi fortuito. Due anni fa, ad Abbadia Cerreto, sono stato coinvolto solo per dare una mano nella traduzione: Aeham Ahmad, pianista palestinese di fama internazionale ed ospite del MEIC per un concerto, infatti, parlava esclusivamente inglese. Quello che sembrava un aiuto tecnico e temporaneo si è invece trasformato rapidamente in qualcosa di molto più profondo.

Da quell’incontro è nata un’amicizia vera, una sintonia di intenti, di sensibilità, di pensieri e di valori. Ed è significativo che questo rapporto, fin dall’inizio, sia stato immediatamente aperto a un terzo. Già nel nostro primo incontro, infatti, Aeham ci parlò del suo maestro, Fadi, rimasto in Siria e in grave pericolo. Cristiano e musicista, Fadi aveva l’urgenza di lasciare il suo Paese per salvarsi la vita.

Uso volutamente la prima persona plurale, perché questa storia non ha mai avuto solo una dimensione interpersonale, non è stata semplicemente una relazione tra me e Aeham. Fin da subito, questo legame si è generato dentro una rete di rapporti più ampia, che grazie al MEIC si è progressivamente costruita e rafforzata sul territorio lodigiano.

Penso a Luigi, penso a Elena, penso alle tante persone che, in modi diversi, siamo riusciti a coinvolgere lungo questo percorso: alle amministrazioni comunali di Lodi e Lodi Vecchio, all’Arsenale dell’Accoglienza di Borghetto Lodigiano, con Andrea Menin, alla Caritas, che ha fornito un supporto legale fondamentale, all’associazione Fratelli S.E.A. di Lodi Vecchio e a tutte quelle persone che, magari senza clamore, hanno contribuito concretamente a rendere possibile questa accoglienza.

Il tutto in un contesto tutt’altro che semplice: oggi dalla Siria il governo italiano non concede più visti umanitari. È necessario ricorrere a visti di altra natura, affrontando un lungo e sofferto periodo di attesa, fatto anche di lavoro paziente, spesso sotterraneo, di relazioni, fiducia e perseveranza.

Dopo questo cammino complesso, Fadi è finalmente arrivato in Italia ed è ora ospitato presso la comunità dell’Arsenale dell’Accoglienza di Borghetto Lodigiano. Abbiamo già avuto modo di apprezzare la sua musica in due concerti: il primo presso Casa Caracol, nell’ambito dell’iniziativa, “Natale fuori dal comune”, promosso  dell’amministrazione di Lodi ed il secondo, in occasione di San Bassiano, presso la Chiesa parrocchiale di Lodivecchio.

La presenza di Fadi, resa possibile grazie all’intuizione e al supporto del MEIC, dice almeno due cose importanti. La prima: le parole dette, le riflessioni, i pensieri condivisi in tanti incontri pubblici possono trasformarsi in storia, in volti, in esperienze concrete di accoglienza, dove i valori prendono carne, corpo, tempo e luogo. La seconda è quella da cui siamo partiti: ogni vero legame, ogni amicizia profonda – interpersonale, associativa, sociale, di volontariato – quando è autentica, è sempre aperta.

L’accoglienza così diventa generativa. Crea spazi nuovi, rende possibile l’ingresso di un terzo, che non solo viene accolto, ma riconosciuto e valorizzato. Ed è forse proprio qui che i legami mostrano il loro senso più vero.

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