le persone fragili sono le più belle

Le persone fragili non fanno rumore, e forse proprio per questo sanno farsi ascoltare. Non brillano come superfici perfette e levigate, ma come ceramiche antiche attraversate da crepe sottili che non ne diminuiscono il valore, anzi lo rivelano. Sono le più interessanti, le più intriganti, le più profondamente affascinanti, perché portano addosso la traccia di ciò che hanno attraversato: la sofferenza, il fallimento, l’incoerenza, le cadute che hanno incrinato l’immagine ideale di sé.

Hanno conosciuto il momento in cui la perfezione si sgretola e l’onnipotenza si rivela un’illusione. E invece di indurirsi, sono scese a patti con il proprio limite. Hanno imparato a guardarlo senza distogliere lo sguardo, ad accettare quella parte incompleta, aperta, vulnerabile che continua a pulsare dentro di loro. È un’incompiutezza che non chiude, ma genera; non paralizza, ma rende fertili. Perché solo ciò che non è sigillato può ancora accogliere, trasformarsi, crescere.

Da questa consapevolezza nasce una dolcezza che non si può fingere. Un tocco gentile, uno sguardo benevolo, un sorriso che non giudica ma comprende. Chi ha attraversato la propria fragilità sviluppa una sensibilità nuova: riconosce negli altri le stesse crepe, le stesse paure, lo stesso bisogno di essere accolti senza maschere. È come se avesse imparato la lingua silenziosa delle ferite.

Ognuno di noi custodisce un luogo segreto e intimo dove riposano le sofferenze più vere, quelle che raramente trovano parole. Le persone fragili, spesso senza saperlo, possiedono la chiave di quel luogo. Non perché lo forzino, ma perché sanno rispettarne la soglia. Ci sono state anche loro, in quello spazio interiore fatto di smarrimento e verità, e per questo vi si muovono con discrezione e cura.

È così che diventano attraenti senza cercarlo, ispiratrici senza proclami. Non affascinano per perfezione, ma per autenticità. E in un mondo che esalta l’assoluta integrità, la coerenza senza incrinature, l’austera solidità che nulla scalfisce, la loro presenza appare come un sollievo. Perché chi potrebbe davvero riconoscersi nella perfezione? La perfezione crea distanza; la fragilità, invece, crea ponti.

Con la loro semplice presenza, le persone fragili sono un mite annuncio di riconciliazione. Ci ricordano che non dobbiamo essere invulnerabili per essere degni, né impeccabili per essere amati. Ci testimoniano che la vita conserva la sua bellezza anche quando non siamo tutti d’un pezzo e che, talvolta, è proprio attraverso una crepa che la luce trova il modo di entrare.

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