le periferie invertite

Nella maggior parte delle diocesi francesi, durante la prima domenica di Quaresima, si è celebrato l’Appel décisif, il rito che nella tradizione liturgica italiana è chiamato Rito di elezione. È uno dei momenti più intensi del cammino catecumenale: segna l’ingresso dei catecumeni nell’ultima tappa che li condurrà ai sacramenti dell’iniziazione cristiana – Battesimo, Cresima ed Eucaristia – che riceveranno nella prossima Veglia pasquale.

Per chi osserva la vita della Chiesa in Francia, questo momento liturgico è diventato negli ultimi anni anche un indicatore sociologico di grande interesse. Dietro quella celebrazione si nasconde infatti uno dei fenomeni religiosi più sorprendenti dell’Europa contemporanea. Nel 2015 i battezzati adulti al termine di un catecumenato erano stati poco meno di 4.000 in tutto il Paese. Dieci anni dopo i numeri sono cambiati radicalmente. L’anno scorso sono stati 17.800: 10.384 adulti e oltre 7.400 adolescenti. Un aumento del 48% rispetto all’anno precedente. Per il 2026 i dati definitivi non sono ancora disponibili. Tuttavia le cifre che arrivano progressivamente da diverse regioni delineano già una tendenza chiara: tutto lascia pensare che il numero dei catecumeni supererà presto la soglia dei 20.000.

È un dato che continua a sorprendere osservatori, sociologi e pastori. Perché arriva da uno dei Paesi simbolo della secolarizzazione europea. Il paradosso della Francia contemporanea è evidente. Da una parte il cattolicesimo culturale continua a indebolirsi rapidamente. I battesimi dei bambini diminuiscono di anno in anno e la pratica religiosa resta bassa. Nel 2000 si celebravano oltre 400.000 battesimi all’anno. Nel 2020 erano scesi sotto i 200.000. Le chiese che un tempo scandivano la vita sociale di villaggi e quartieri oggi spesso appaiono vuote o frequentate da comunità sempre più anziane.

Eppure, nello stesso tempo, migliaia di giovani e adulti chiedono liberamente di diventare cristiani. Non si tratta più di una fede ricevuta per tradizione familiare. Si tratta di una fede scelta. I vescovi francesi parlano ormai apertamente di un passaggio storico: dalla “Chiesa della trasmissione” alla “Chiesa catecumenale”.

Per secoli il cristianesimo europeo si è trasmesso quasi naturalmente attraverso la famiglia, l’ambiente sociale, la cultura dominante. Oggi questo meccanismo si è rotto. Ma proprio questa rottura apre uno spazio inatteso per un nuovo tipo di fede: una fede cercata, interrogata, desiderata.

I nuovi catecumeni francesi non provengono tutti dallo stesso ambiente. Alcuni arrivano da famiglie completamente estranee alla tradizione cristiana. Altri hanno ricevuto una vaga educazione religiosa ma l’hanno abbandonata durante l’adolescenza. Altri ancora provengono da contesti culturali o religiosi diversi. Ciò che li accomuna è il fatto di essere arrivati alla fede attraverso un percorso personale di ricerca.

Se questa dinamica continuerà nei prossimi anni, potrebbe produrre una trasformazione significativa nella vita delle parrocchie francesi. Nel giro di cinque anni, il catecumenato potrebbe passare da attività pastorale marginale a cuore della vita comunitaria.

In alcune diocesi si parla già di “periferie invertite”. Per molto tempo la Chiesa ha pensato alla missione come a un movimento che partiva dal centro verso le periferie della società. Oggi accade qualcosa di diverso: sono spesso persone provenienti dalle periferie culturali o esistenziali a portare nuova linfa alle comunità cristiane. Sono loro, con le loro domande e la loro sete di autenticità, a provocare la Chiesa a riscoprire l’essenziale.

Naturalmente questo fenomeno non basta a invertire le grandi tendenze statistiche del declino religioso europeo. La Francia non tornerà nel breve periodo al cattolicesimo di massa del passato. Ma forse non è questa la questione decisiva. Il fenomeno dei catecumeni adulti suggerisce piuttosto un cambiamento di paradigma. La fede cristiana non è più il sottofondo culturale di una società. È una proposta che incontra persone in ricerca. In questo senso ciò che accade in Francia potrebbe anticipare il futuro del cristianesimo europeo.

In fondo, la situazione attuale ricorda in modo sorprendente quella dei primi secoli del cristianesimo. Anche allora la fede non si trasmetteva automaticamente attraverso la società. Si proponeva a uomini e donne liberi che decidevano di intraprendere un cammino di conversione. Il catecumenato era il luogo in cui questo cammino prendeva forma: un percorso di ascolto del Vangelo, di trasformazione della vita, di inserimento progressivo nella comunità.

Forse la Chiesa europea sta riscoprendo proprio questo modello originario. Non si tratta di ricostruire il cristianesimo sociologico del passato. Si tratta di imparare di nuovo ciò che la Chiesa primitiva sapeva fare duemila anni fa: proporre Cristo a persone libere, testimoniare la gioia del Vangelo e accompagnare con pazienza chi si mette in cammino.

pubblicato su il Cittadino del 12 marzo 2026

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