Come ci ricordava la poesia di Jane Hirshfield, le piccole cose ordinarie ci aiutano a ripartire dopo le cadute.
Quando qualcosa si rompe dentro di noi — una delusione, una perdita, un fallimento, un momento di grande fatica — la tentazione è quella di restare fermi. Come se il peso di ciò che è accaduto ci immobilizzasse. Come se per ripartire servisse qualcosa di grande, di straordinario, di decisivo.
Ma quasi mai è così.
A rimetterci lentamente in movimento sono spesso le cose più semplici: preparare da mangiare, riordinare una stanza, uscire a fare due passi, tornare a un gesto familiare. Piccoli atti quotidiani che non cambiano subito la nostra storia, ma che ci aiutano a non restare bloccati dentro ciò che è successo.
Le piccole cose sono un appiglio per nuove ripartenze.
Sono quei gesti che ci permettono di riprendere contatto con il ritmo della vita quando dentro di noi tutto sembra fermo.
Senza di esse rischieremmo di restare immobili, sopraffatti dal peso dei pensieri, delle paure, delle domande senza risposta. Le giornate si chiuderebbero su se stesse.
Invece la vita, quasi con discrezione, ci lancia continuamente queste piccole ancore di salvezza. Sono lì, nelle cose più ordinarie: un gesto da fare, una casa da abitare, un piatto da preparare, una strada da percorrere.
E mentre le attraversiamo, mentre riprendiamo quei gesti semplici e ripetuti, qualcosa dentro di noi si rimette lentamente in moto.
Non tutto si sistema subito. Non tutto torna al suo posto.
Ma ricominciamo a respirare, a muoverci, a stare nel tempo.
E spesso è proprio da queste piccole cose, così umili e quotidiane, che nasce la possibilità di una nuova ripartenza.








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