La bellezza di ciò che deve ancora accadere

La natura in primavera ha un fascino tutto suo. Lo notavo questa mattina, mentre partecipavo alla messa all’aperto nella mia parrocchia, in occasione della Domenica delle Palme.

Non è una bellezza ostentata, rigogliosa, evidente. Non ha nulla a che vedere con il vigore pieno dell’estate, con le foglie ormai mature e verdi, né con la varietà esplosiva dei colori autunnali. È una bellezza più discreta, quasi timida, e proprio per questo profondamente affascinante.

È la bellezza dei piccoli germogli, di quei puntini verdi che iniziano a comparire sui rami ancora spogli. In fondo, in primavera la natura è ancora nuda: gli alberi non sono ancora rivestiti di foglie, e ciò che vediamo è solo un accenno, una promessa. Eppure, proprio lì si nasconde qualcosa di grande: l’annuncio silenzioso di ciò che verrà. La bellezza della primavera sta tutta in questo: è la bellezza della promessa. Non di ciò che è già pienamente presente, ma di ciò che accadrà.

Mi piacerebbe che anche la mia celebrazione della Settimana Santa, che si apre davanti a noi, fosse così. Come la contemplazione di quelle piante che osservavo questa mattina, seduto a messa.

Vorrei vivere questi giorni ascoltando la voce di una promessa, lasciandomi accompagnare dal ritmo lento e profondo che li attraversa. Vorrei attraversare questa settimana imparando a guardare con occhi diversi: guardare la morte con gli occhi della vita, il dolore con gli occhi della gioia, la fatica con gli occhi della consolazione.

Forse non è un caso che la Chiesa celebri la Pasqua proprio in questo tempo, quando la natura si risveglia lentamente e i segni della vita sono ancora fragili, quasi nascosti. Serve attenzione per riconoscerli, serve uno sguardo paziente.

È uno sguardo che vorrei imparare anche io, in questi giorni: uno sguardo capace di vedere, dentro ciò che sembra ancora spoglio, la promessa silenziosa della vita che viene.

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