Oggi abbiamo dato l’ultimo salute ad Enrica, una grande donna ed una cristiana tutto tondo.
Di fronte allo strazio di una morte improvvisa e al dolore palpabile, quasi fisico, viene normale una domanda: dov’era Dio oggi di fronte a tanto dolore? Dov’era il Signore della Vita in una occasione così straziante, così lancinante e inumana? Eppure, sopendo un attimo il dolore pulsante nel cuore, potevi scorgere la sua presenza discreta e mite.
Era nell’affetto e nella compassione di una comunità intera che si è raccolta in lacrime attorno ad una sua sorella.
Era nella presenza premurosa del Pastore che, in questo momento tragico, si è preso cura del suo gregge, consolandolo, ammonendolo, e forse, molto più semplicemente “essendoci”.
Era negli occhi gonfi e disperati della mamma che non sapeva darsi pace per la perdita prematura di una figlia.
Era nella parole “sconcertanti” del fratello sacerdote che presiedeva la celebrazione: invece di imprecare contro il Cielo per un evento così inspiegabile e lancinante, ha descritto con dolcezza i tratti di un Dio che non è un tiranno o un reuccio sadico che pretende per il sé il meglio della vita della gente; era nel lode finale della sua predica che mutava la naturale rabbia contro tutto e tutti in un ringraziamento a Dio Padre per il dono della sorella e di tutto ciò che attraverso di lei ha regalato a tutti.
Era soprattutto in quelle parole “questo è il mio Corpo, offerto per voi” che più di ogni altre raccontava la vita di Enrica, sposa, madre, maestra, cristiana “normale”: in quelle parole, in quel Dono che esse significano ed attualizzano, c’è il sacrificio del Figlio ed in Lui, di tutti gli uomini; c’è il senso di una vita spezzata, di amore totale, di una esistenza spesa, di un Dono totale di sé che Enrica ha accolto e vissuto, con molta semplicità, nella sua vita.









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