Ieri ero a un funerale. Laura se n’è andata ancora giovane, portata via da una malattia che non lascia appelli, lasciando il marito e due figli poco più che adolescenti.
Nel saluto finale, Pietro ha voluto rivolgerle parole che erano insieme carezza e ferita. Ha raccontato l’amore che ha attraversato i loro anni insieme, con una tenerezza disarmante e un dolore composto, quasi pudico. Nelle sue parole si percepiva la consapevolezza di ciò che avevano costruito: una relazione viva, feconda, capace di generare vita. Ma si avvertiva anche lo smarrimento di chi non riesce ancora a immaginare un futuro senza la persona amata.
Tra tutte le parole ascoltate, ce n’è stata una che mi ha raggiunto con una forza inattesa, come un colpo improvviso: Pietro ha concluso la sua “lettera d’amore” con tre parole semplici, forse anche abusate, eppure potentissime in quel momento: “per sempre tuo”.
Non so dire con precisione perché mi abbiano colpito così profondamente. Forse il contesto, carico di commozione. Forse la loro autenticità, così evidente da non lasciare spazio al dubbio. Forse perché non suonavano come una formula romantica, ma come qualcosa che nasceva da una carne ferita, attraversata dal dolore. O forse, semplicemente, perché con il tempo si diventa più sensibili a ciò che conta davvero.
Eppure, in quel “per sempre tuo” c’era qualcosa di raro, quasi inaudito oggi: il senso di una definitività. Di un’appartenenza che non si ritrae, che non si ridiscute, che non si negozia. Chi ha ancora il coraggio di pronunciare parole così? Chi osa dire “ci apparteniamo per sempre”, oltre il dolore, oltre la morte, oltre il silenzio che inevitabilmente si apre?
In quelle tre parole ho avvertito qualcosa che andava oltre la semplice dimensione umana. Come una scintilla che eccede le nostre capacità, uno slancio che supera la misura dell’altruismo e della generosità. C’era, in quel “per sempre”, un’eco di eternità.
In quelle semplici tre parole c’era tutto il Mistero della Vita, la sua imperscrutabile profondità, la sua insondabile bellezza, il suo dinamismo incontenibile che neanche sorella morte è in grado di spegnere.








Lascia un commento