questione di filosofia

Certe notizie le devi rileggere più volte per assicurarti di non aver preso un abbaglio e di avere capito bene l’accaduto. Esattamente quello che mi è successo quando ho letto su un noto portale di informazione la singolare vicenda di Delia, dipendente della Cpi-Eng (in questo caso la pubblicità ci sta tutta), una nota azienda triestina di ingegneria e progettazione meccanica.

Delia ha una figlia e lavora da qualche tempo in azienda con un contratto a tempo determinato. Accade che quando Delia resta incinta del secondo figlio e comunica la notizia al proprio datore di lavoro, la situazione ha un esito assolutamente imprevisto e, a modo suo, eccezionale: a Delia viene proposta un’assunzione a tempo indeterminato. Roba da non crederci! Tant’è che la sua storia fa un po’ il giro del web. Pare proprio una notizia in controtendenza, rispetto a politiche del lavoro che tendono a penalizzare la maternità e vita familiare.

In realtà l’azienda triestina non è nuova a questo tipo di attenzioni: mette infatti a disposizione delle neo mamme uno spazio di coworking, dove possono stare le mamme che lavorano insieme a i propri figli, sorvegliati da una educatrice. Una specie di “spazio di compensazione” tra l’ambiente familiare e quello lavorativo, in modo da permettere alle neo mamme di transitare gradualmente dal tempo della famiglia a quello della professione. Questa opportunità ad esempio ha permesso a Delia, in occasione della prima maternità, di rientrare al lavoro anticipatamente, in attesa di poter inserire il figlio al nido.

Ha un sapore surreale questa notizia. Essere donna e mamma non è mai un valore aggiunto in questo nostro Paese: si è guardati con sospetto, con la classica diffidenza di chi pensa che la donna con figli sia poco affidabile, sicura, raccomandabile.

Intendiamoci: non è che la soluzione individuata a Trieste sia la panacea di tutti i problemi; non esiste una ricetta per tutte le situazioni e per tutte le donne.  Le strategie vanno un po’ individuate caso per caso, tenendo conto di molti elementi. Così come non è scontato che questa attenzione porti le donne a rientrare anticipatamente al lavoro: ogni mamma valuterà da sé la compatibilità che riesce ad individuare tra lavoro e famiglia. Ma quello che occorre trattenere di questa bella vicenda è l’attenzione alla persona, la disponibilità a trovare soluzioni che permettano una conciliazione dei tempi della vita. Questo piccolo caso testimonia che il mondo del lavoro non deve necessariamente essere un mostro che divora tutto e tutti, un cancro che invade tutta la vita né un idolo a cui sacrificare ogni aspetto dell’esistenza. Certo, occorrono persone che ci credono, come Christian Bracich, titolare dell’azienda. La sua visione delle cose? “L’azienda è fatta di persone, non di numeri. È questa la nostra filosofia”.

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