rimanere

C’è una parola che più di altre risuona nella pagine evangeliche proclamate in queste settimane pasquali: la parola rimanere. È un invito incessante, ricorrente, quasi insistente a restare, a dimorare, a fermarsi per abitare un luogo, una relazione, un legame.

La parole rimanere è forse quanto di più distante esiste dallo stile dell’uomo moderno, dal nostro modo di intendere le nostre esistenze. Siamo tutti affetti da una singolare forma di randagismo esistenziale, sospinti a cambiare casa, luogo, amicizie, valori, prospettive, vincoli e patti. Soffriamo tutti di un nomadismo dei sensi e del senso, incapaci di restare in un medesimo posto per più di pochi minuti, insofferenti alle abitudini, alle ripetizioni, a quell’arte necessaria che ti fa scoprire la novità nelle cose che ritornano, che permangono, che restano.

E così siamo tutti viandanti degli affetti, protesi alla ricerca della nuova emozione, del legame fresco e sorprendete, di quanto sa creare adrenalina nelle nostre vene, e disponibili a lasciare il tutto quando il tasso di eccitazione tende ad attenuarsi. Siamo dei pellegrini delle gratificazioni, smaniosi di compensazioni continue ed incessanti, pronti ad abbandonare quanto non soddisfi i nostri appetiti con immediato appagamento.

Eppure Giovanni nelle sua pagine, che ricorrono così frequentemente in queste domeniche, invita ad un movimento opposto, un andare contro corrente, sfidando la forza dell’acqua che scorre tutta in direzione opposta. Ci invita a rimanere.

In fondo mi chiedo se la parola fede non stia tutto in quel verbo, in quell’azione tanto semplice quanto esistenzialmente ricca e significativa. Mi interrogo se il senso vero e profondo della nostra esistenza non appartenga a quell’atto del restare come il riconoscimento di una roccia sulla quale costruire l’esistenza. Vivere è rimanere e rimanerne è dimorare nella Vita, in quel Movimento capace di custodire le nostre esistenze attraverso lo scorrere degli anni, dei giorni e delle ore. Rimanere è discernere un luogo, o forse meglio un Legame, capace di dare stabilità, di offrire riparo, come un porto certo dell’esistenza, una base sicura grazie alla quale ci è concesso il lusso di esplorare la vita.

Rimanere è riconoscere un Vincolo Primordiale e Precedente che ci ha posti tutti nell’essere; è riconoscere a quel Vincolo l’affidabilità della Permanenza, la forza della Stabilità, la Grazia della Custodia, quando, attorno a noi, tutto pare dissolversi in un tragico disfacimento, quando il tempo corrode le cose, i sentimenti e le persone.

Dimorare è affidarsi ad una Vita che sa rimanere, mentre tutto passa.

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