una parola per restare

«Nessuno merita un tumore incurabile a 33 anni. Io mi meritavo la possibilità di crescere ed educare la mia piccola Giulia, portarla al primo giorno di scuola, prepararle il suo cibo preferito con amore, fare un viaggio da solo con lei. Mi meritavo almeno di lasciarle un ricordo reale di me, non un video o un libro. Forse non ce la farò, ma lotterò e mi impegnerò al massimo come ho sempre fatto, per fare qualcosa di buono nel tempo che Dio mi ha riservato».

Lasciano un segno nell’animo queste parole di Andrea, giovane papà di Giulia, a cui è stato diagnosticato un male incurabile: una sentenza di morte per la propria vita, una mannaia che incombe sulla sua testa e che non gli lascia molte speranze.  È drammatico il pensiero di doversene andare e lasciare la propria figlia senza l’amore di un padre, pensare che crescerà orfana, che proverà un vuoto incolmabile nella sua vita che niente e nessuno potrà sostituire.

Andrea decide si supplire a questa assenza tremenda scrivendo un libro per sua figlia: una sorta di autobiografia che permetta alla piccola di conoscere il papà anche quando non sarà più fisicamente accanto a lei. «Ho deciso di scrivere per lei un libro su di me ad aprile 2018, dopo l’operazione chirurgica al torace, rimozione di una metastasi tra cuore e polmone destro. Sono andato a pianificare le chemioterapie con il mio oncologo. Mi ha detto che non poteva guarirmi e sarei potuto sopravvivere pochi mesi. Io amo la mia bambina e ho pensato che quando sentirà la mia mancanza potrà sfogliare quel libro, guardare i miei video. Ho preparato delle lettere per ogni compleanno fino al 19esimo. Così rafforzerà il suo ricordo di me».

Pensavo quanto questo pensiero accompagni, anche se con forme e modi diversi, chiunque prenda in mano una penna e lasci un propria parola su un pezzo di carta. Scrivere è anche aspirare a rompere i limiti del tempo con una parola che diventi capace di superare la morte. Quando metti su carta un pensiero attraverso la scrittura in fondo possiedi la recondita speranza che quella parola resti, permanga, che sopravviva alla tua dipartita, che rimanga come la testimonianza di te stesso a tutti colori che ti sopravvivranno.

La speranza di Andrea è la stessa che abita che il mio cuore: far sì che quello che scrivo resti come una traccia di me ai miei figli, del mio mondo interiore, dei miei affetti e dei miei pensieri; che anche loro, prendendo in mano i post del papà, possano conoscermi un po’ meglio, capire il mio punto di vista sulle cose, superare quella barriera che la differenza di età e di ruoli inevitabilmente creano.

Scrivere è lasciare una impronta, è istituire un “monumento alla memoria”, è segnare il tempo abitandolo con una presenza che non scompaia alla prima brezza del vento. La parola si offre, ad Andrea come ad ogni altro uomo, come un’àncora di salvezza, come un appiglio nelle tempeste della vita, come una inattesa cavità in cui introdurre il piede e procedere nella scalata della parete rocciosa. Scrivere è affidare una traccia di sé, del proprio passaggio su questa terra, è creare un spazio di “permanenza” nel fluire del tempo, è prolungare il tuo esserci anche quando non ci sarai; e questo soprattutto verso chi ami, verso coloro a cui hai dedicato l’esistenza, affinché possano “sfogliare” la tua esistenza e farla rivivere nei loro cuori.

 

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