Caro Luigi…

Caro Luigi,

L’esistenza è più difficile da affrontare quando si vive in profondità, quando non ci si accontenta di sopravvivere, di galleggiare, di tirare sera, ma ci si sforza di assaporare uno singola goccia che stilla dal suo midollo.

La vita può diventare una cosa talvolta insopportabile quando si ha fame di un senso, di una direzione, di un progetto, anche quando si sta attraversando un periodo buio, pieno di incertezze, di ripensamenti, di dubbi, di fragilità e disorientamenti. Penso lo sappia bene anche tu: la ricchezza che ti porti dentro, la straordinaria complessità e poliedricità del tuo mondo interiore, a volte funziona un po’ come una zavorra, come un’apparente inutile complicazione, come un fattore di rallentamento e di disagio.

Tante volte ho fatto la tua stessa considerazione: mi piacerebbe affrontare le cose con maggior disinvoltura, con maggior semplicità e, diciamola tutta, anche con maggior superficialità. Eppure non mi accade mai, non mi succede di chiudere gli occhi e prendere le cose così come vengono, anche con la loro assurda indecifrabilità. Il punto è che il modo con cui affronti la vita non dipende da un tua scelta o dalla tua volontà: sei fatto così, siamo fatti così, e non possiamo fare molto per “guarire” questo nostro modo di abitare il mondo. E così ti ritrovi spesso in crisi, disorientato, avviluppato su se stesso perché i conti non tornano, perché il significato delle cose non emerge con chiarezza, perché si brancola nel buoi come quando si procede in montagna avvolti da fitte nubi.

Eppure credimi: non ti stai vagando a vuoto , non ti stai smarrendo, non stai perdendo il bandolo della matassa. Capisco che questa possa essere l’impressione che percepisci vivendo “dentro” questa situazione, ma fidati, non è così. Il tuo andare così apparentemente sgraziato ed errabondo è tale solo ad uno sguardo superficiale ed affrettato. Nel tuo procedere stentato emerge evidente (evidente per chi ti vive accanto) la dolcezza e la premura di una Vita che ti sta guidando, di una Mano che ti accompagna, di una Volontà buona che sta conducendo la tua vita verso nuovi sentieri, nuove maturità, nuove consapevolezze. Sono fiducioso che il senso di tutto questo travaglio emergerà, come un’inattesa benedizione, quando le ombre inizieranno a diradarsi e i primi raggi di luce riusciranno a penetrare la coltre più scura.

Ti lascio con un pensiero a me caro, forse perché mi ricorda che talvolta le angustie della nostra vita non sono i lamenti della morte ma solo i travagli di una nuova nascita:

Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne uno a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la tua stessa profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno che sei venuta al mondo. Senza farti distrarre da nulla, aspetta, aspetta ancora, stai ferma in silenzio e ascolta il tuo cuore. E quando poi ti parla alzati e va’ dove lui ti porta.” (S. Tamaro)

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