889 giorni…

dedicato a due persona straordinarie

Dopo 889 giorni trascorsi insieme alla loro famiglia affidataria, Luigi e Michele (nomi di fantasia) iniziano oggi una nuova fase della loro vita. Incontreranno i loro nuovi genitori, genitori che saranno papà e mamma per sempre e che li accompagneranno nei successivi passi della loro vita.

È così che dopo 889 giorni, Matteo ed Antonia (altri nomi di fantasia) terminano il loro lavoro da genitori “pro-tempore” ed i loro figli quello di fratelli “pro-tempore” di Luigi e Michele.  889 giorni.. una vita intera considerando la giovane età dei due piccoli.. 889 giorni pieni di affetti, legami creati a fatica, di tanta passione e molta stanchezza, tanti notti in bianco ed una tavola da pranzo che pareva quella di una caserma, sempre affollata e chiassosa.

Penso a Matteo ed Antonia che, dopo mesi e mesi di cura, stasera proveranno la sensazione del “nido vuoto”. Certo, ci saranno i loro figli biologici ad animare la cena ma sappiamo come vanno queste cose: puoi anche avere dieci figli ma ogni figlio è figlio unico, perché amato in modo unico, accudito in modo unico, perché ogni legame possiede i tratti dell’unicità e della singolarità. Posso solo lontanamente immaginare la nostalgia che sentiranno nel loro cuore quando vedranno i due lettini vuoti e nessuno da accompagnare a nanna. Ma anche quanto orgoglio li sta rendendo fieri di quello che hanno fatto: due bimbi avevano bisogno di una “tana” provvisoria in cui sperimentare la bellezza di essere figli e fratelli, in attesa che una “famiglia per sempre” fosse pronta per loro. Riuscite ad immaginare qualcosa di più bello e altruistico? Personalmente non mi viene in mente nulla…

Penso a Matteo ed Antonia e mi rendo conto che la loro cura accogliente e disinteressata ci insegna che amare significa lasciar andare. Si ama quando non si trattiene, quando non si ingabbia, quando non si imprigiona. Si ama quando si promuove l’autonomia, quando si lascia andare, quando si ha il coraggio di farsi da parte, di lasciare strada, di fare un passo indietro. Chi è genitore conosce tutta la fatica che sta dietro queste due paroline: lasciar andare. Ci viene facile trattenere, proteggere, legare a sé, quasi trasformando il nostro amore in un gabbia da cui è difficile scappare.

L’affido ha un tratto straordinario, talmente eccedente da renderlo qualcosa di divino: si ama “a tempo”, sapendo che non si è proprietari dei figli, che non si possono avanzare diritti o recriminazioni. Amare a tempo, credetemi, è solo per gente solida, coraggiosa e forte. Amare “a tempo” significa: ti voglio bene e voglio a tal punto il tuo bene che so amarti per quanto è necessario, senza attese, senza pretese, senza aspettative…roba da giganti…

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