il lusso dei papaveri

Stamattina, andando in ufficio, mi è capitato di assistere a uno spettacolo inatteso. Dal finestrino del treno, lungo la massicciata che separava i binari dai campi coltivati, si distendeva una lunghissima fila di papaveri rossi appena sbocciati. Non qualche metro appena, ma centinaia e centinaia di metri, forse chilometri interi. Una striscia rosso intenso accompagnava silenziosamente la corsa verso Milano, come un filo di bellezza cucito ai margini del paesaggio quotidiano.

Era uno spettacolo semplice eppure straordinario. Quei papaveri sembravano comparsi all’improvviso, quasi un dono gratuito della natura in questa tranquilla mattina di maggio. Fragili, delicati, destinati a sfiorire rapidamente. Bastano un temporale più forte, un vento improvviso, e tutto può sparire. Eppure proprio questa loro precarietà li rendeva così intensi. Forse erano nati grazie alle piogge abbondanti dei giorni scorsi, esplosi in una fioritura esuberante e inattesa.

Mi ha colpito soprattutto questo: la natura non sembra preoccuparsi dell’utilità. Quei fiori non servivano a nulla. Non producevano raccolto, non generavano profitto, non avevano una funzione pratica. Erano pura gratuità. Bellezza offerta senza motivo, senza calcolo, senza tornaconto.

Da una parte di quella striscia rossa c’erano i campi coltivati, segno della fatica dell’uomo, del lavoro necessario per produrre e nutrire. Dall’altra i binari del treno, simbolo della tecnica, della velocità, del controllo. Entrambi luoghi profondamente utili, costruiti attorno a uno scopo preciso. In mezzo, invece, quella distesa di papaveri sembrava affermare un’altra logica: quella dello spreco generoso della bellezza.

Forse abbiamo bisogno anche di questo. In un tempo dove tutto deve essere efficiente, produttivo, performante, la natura continua ostinatamente a regalarci cose inutili e meravigliose. Come a ricordarci che non tutto ciò che conta deve necessariamente servire a qualcosa.

Forse la bellezza più autentica è proprio quella che non si lascia ridurre all’utilità. Quella che appare, ci sorprende per un istante e poi svanisce, lasciando però dentro di noi una traccia silenziosa di stupore.

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