Parola e parole

beati gli innamorati!

Beato chi è povero, beato chi ha fame, beato chi piange…ma davvero?

È piuttosto disorientante la pagina del Vangelo di Luca di oggi: pare un controsenso perché proclama cose che suonano assurde, inaccettabili, contraddittorie. Come è possibile essere felici quando si è affamati, poveri e piangenti? Che gioia è quella che abita il luogo della privazione, della mancanza e della tristezza? Proprio non ci siamo… Ho ascoltato questa parole stamattina insieme ad una manciata di giovani con cui cammino e ho provato a pensare a loro: come potevano parole così strane arrivare alla loro vita così fresca, leggera ed entusiasta?

Ho però realizzato che, nella loro giovane esistenza, vi è un “luogo” antropologico nel quale la fame, la povertà e la tristezza suonano come un segnale di gioia e di pienezza: è l’esperienza dell’amore.

Quando si è innamorati ci si sente poveri senza l’altro, si capisce che la ricchezza più grande sta nella sua compagnia, nelle sue parole, nei suoi sguardi e nella semplice sua presenza. Quando si è innamorati si prova una fame radicale dell’amato, del suo corpo, dei suoi baci, dei suoi abbracci, delle sue confidenze e dell’intimità che viviamo con lui. L’innamorato è una persona che brama, desidera e che prova dentro di sé una passione per l’altro, un appetito mai appagato, una avidità inestinguibile. E poi il pianto: quale innamorato non ha pianto per la persona amata, per un bisticcio, un litigio, una incomprensione, oppure semplicemente perché la sua assenza solca il nostro volto con lacrime che non sappiamo trattenere?  

Sì, c’è nella nostra vita, giovane o adulta, un “luogo” nel quale il bisogno diviene una esperienza di gioia: quella in cui il desiderio appella ad un legame, ad una connessione, ad una relazione che nutre e dà vita. Sono quelle situazioni in cui la necessità non porta ad un ripiegamento narcisistico su se stessi o ad un compiacimento vagamente masochistico e compensatorio ma in cui ciò di cui sentiamo l’assenza diviene domanda, supplica ed invocazione di una presenza.

Allora sì: beati i poveri, beati gli affamati, beati i piangenti ma, sopratutto, beati gli innamorati!

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