Basta mettersi in coda in farmacia per entrare in una dimensione di vita che sembra parallela, se non addirittura estranea, a quella dei nostri paesi. A volte sono sufficienti pochi minuti per imbattersi in situazioni che non ci aspettavamo.

Una signora, dal vestiario riconducibile alla tradizione araba, si presenta al banco con il cellulare in mano. Sta parlando in viva voce con un uomo che la aiuta a comunicare con il farmacista, perché lei fatica a esprimersi in italiano. Dalla conversazione si capisce presto che il malato non è la donna, ma l’uomo dall’altra parte del telefono. Lamenta un dolore all’addome e chiede alcuni farmaci. Il farmacista propone due confezioni, l’impiegato prepara il conto e lo presenta alla cliente.

È a quel punto che la conversazione cambia. L’uomo spiega che la donna può spendere soltanto venticinque euro. Il farmacista deve quindi rivedere la proposta e scegliere i medicinali compatibili con quella cifra.

La scena dura pochi minuti, il tempo di una normale operazione in farmacia. Eppure, mentre aspetto il mio turno, mi colpisce il fatto che la scelta dei farmaci non dipenda soltanto dal disturbo da curare, ma anche dalla somma che si ha a disposizione. Non conosco la storia di quell’uomo, le sue condizioni economiche, né so se abbia altre possibilità per procurarsi ciò di cui ha bisogno. Non so nemmeno come si sia conclusa la vicenda dopo che la donna ha lasciato il banco.

Rimane però l’immagine di quella telefonata, della difficoltà di comunicare e di un conto che, a un certo punto, diventa il criterio con cui selezionare le cure.

Comprendo che il farmacista debba attenersi a prezzi e regole e che non possa farsi carico personalmente delle difficoltà economiche di ogni cliente. Non è questo, del resto, ciò che mi ha colpito. È piuttosto la naturalezza con cui, in pochi istanti, una necessità di salute si è trasformata in una questione di disponibilità economica.

Mi è tornato in mente l’articolo 32 della Costituzione, che riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo.

Uscendo dalla farmacia, mi sono chiesto quale distanza possa esserci, nella vita quotidiana, tra il riconoscimento di un diritto e la possibilità concreta di esercitarlo.

Rispondi

I’m Marco

Benvenuti in questo mio piccolo spazio virtuale che vorrebbe offrire sosta e ospitalità a pensieri ed esperienze capaci di custodire il senso ed i sensi della vita

Let’s connect