senza se e senza ma

Ma mi chiedo, al di là di ideologie, posizioni preconcette o pregiudizi: se una donna rinuncia liberamente a praticare un aborto che aveva liberamente deciso di effettuare, questo è una vittoria o una sconfitta per la società? Se vengono rimosse le cause che avevano determinato quella decisione, qualunque esse fossero (di ordine economico, relazionale, esistenziale, psicologico o medico), ebbene questo è un vittoria per la comunità umana o una sconfitta dei diritti soggettivi di quella donna?

Andando all’osso della questione: possiamo tutti riconoscere che la vita umana è un bene “a prescindere” e che ogni volta che viene alla luce un bambino questo è un valore per tutta la comunità umana, al di là delle idee politiche, etiche, religiose o convincimenti personali?

Magari è una domanda retorica quella che sto facendo ma vedendo alcune reazioni alle delibere del comune di Verona, la domanda tanto scontata non pare essere. Non voglio entrare nel merito delle delibera in questione che si presta a varie polemiche ed opinioni.

Mi piacerebbe però che ci fosse un punto preliminare e concordemente condiviso: promuovere la vita è una scelta che arricchisce la comunità umana, al di là delle lecite differenze di opinioni; e mettere in campo misure per ridurre i casi di aborto non è una minaccia dei diritti soggettivi ma la difesa del bene più prezioso che qualunque comunità possiede che sono i propri figli.

Non vorrei che, offuscati dalle contese politiche di questo periodo, perdessimo di vista le cose importanti e fondamentali, e che, animati dallo scontro e dal risentimento, buttassimo tutto in rissa ed in bagarre.

Oltretutto dimenticando il senso e la ratio della legge 194 che si vorrebbe difendere, la quale, ricordiamocelo, si intitola “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. All’articolo 1, dopo aver riconosciuto il valore sociale della maternità, la legge afferma che “lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Provo a ridirlo in modo differente: mi piacerebbe che, al di là delle posizione personali, si potesse tutti concordare che, nel rispetto delle norme e delle leggi vigenti e dei valori costituzionalmente sanciti, salvare una vita è un bene, senza se e senza ma. E che la rinuncia alla maternità non è una conquista di civiltà o l’affermazione di un diritto soggettivo, ma una sconfitta che dolorosamente siamo costretti ad accettare quando non è possibile fare diversamente.

Non mi piace quando la vita di un bambino diviene il terreno di scontro tra coloro che sono “pro-life” e quelli “pro-choice”: la vita è un bene che non ha colore politico, né appartenenza religiosa, né connotazioni ideologiche.

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