amici a quattro zampe

Il signor Elvio era malato gravemente e non gli restava più molto tempo da passare su questa terra. Ricoverato in gravi condizioni presso l’ospedale di Imola aveva un solo desiderio prima di andarsene: quello di salutare Piero e Gilda. Non si trattava di amici di lunga data né dei vicini di casa. Nemmeno lontani parenti o colleghi di lavoro. Sono in realtà i suoi due “amici a quattro zampe”, compagni di molte ore trascorse in compagnia e in serenità. A Elvio mancavano evidentemente le “feste” che i due animali facevano al suo arrivo, quegli scodinzolii che solo chi possiede un cane può capire. Gli mancavano le loro leccate impertinenti e la gioia di poterli accarezzare e coccolare ancora un poco.

Accade così, che in deroga alle regole sull’accesso degli animali nei luoghi di cura, ma garantendo le necessarie misure per la tutela della salute degli altri ospiti, al signor Elvio viene fatto questo singolare dono e Piero e Gilda hanno la gioia di poter incontrare e salutare, per l’ultima volta, il loro fidato padrone.

È una storia che commuove e che racconta di come anche l’ospedale possa essere un luogo di umanizzazione e di come nella malattia sia possibile conservare e promuovere una qualità degna di vita e di relazione. Testimonia, questa vicenda, che la salute ed il benessere della persona non possono essere circoscritti a semplici parametri medici: vi è sempre un “di più” di relazioni, di affetti e di legami che ci appartengono in quanto essere umani.

Ma penso, che a bene vedere, ci sia dell’altro da imparare da questo singolare racconto, e che esso attesti un fatto assai più profondo e vitale.

Noi siamo i nostri legami. I nostri legami, siano essi con le persone, gli animali e le cose, ci costituiscono, sono parte essenziale di noi a tal punto che, se li eliminassimo tutti, forse rischieremmo di non trovare più nemmeno noi stessi. Il mondo del signor Elvio, le cose e le persone che abitano il suo ambiente (compreso i due amici a quattro zampe) non sono solo lo sfondo su cui egli ha “recitato” la sua vita. Il mondo del signor Elvio, così come il nostro mondo, i nostri legami, le nostre amicizie e rapporti, afferiscono alla dimensione più intima e vitale della nostra esistenza e della nostra identità.

È forse per questo che il signor Elvio non ha voluto lasciare questo mondo senza congedarsi da tutti coloro che di questo mondo erano parte essenziale. Permettere a Piero e Gilda di salutare il padrone non è stato solo un atto di umana pietà verso il malato, ma un gesto di riconoscimento e di riguardo per il mondo Elvio e, in fin dei conti, per Elvio stesso.

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