Notre Dame

È stato straziante ieri sera assistere attoniti ed impotenti all’incendio che ha distrutto la cattedrale parigina di Notre Dame. Eri come assalito da un senso di panico e di sgomento: come è possibile che un edificio resistito per secoli a guerre, invasioni, calamità possa venire distrutto nel giro di poche ore? Come è possibile che un monumento che ha segnato la storia non solo della Francia ma dell’intera Europa possa essere perduto per sempre? Il cuore della cattolicità parigina, quel simbolo cantato e narrato in moltissime opere letterarie e teatrali, quello straordinario edificio “abitato” da immaginifici personaggi, proprio lui perduto, distrutto, cancellato, raso al suolo, come una della tante baracche che ospitano i disperati della terra.

Eppure stupisce quel moto collettivo di straziante dolore, di mesta partecipazione, di muta disperazione che ci ha assalito tutti, che ha coinvolto gente da ogni latitudine e paese, persone così distanti e sconosciute, ma tutte accomunate da un medesimo lutto per Notre Dame. Come se tutti stessero perdendo qualcosa di importante, di caro, qualcosa che riguardasse la propria vita e i propri affetti.

È singolare come gente che vive migliaia di kilometri da Parigi e che magari nella capitale francese non ha mai messo piede, ebbene tutti costoro abbiamo sperimentato una comune fitta al cuore quando quella centenaria guglia, avvolta dalla fiamme, è precipitata sul tetto crollato della cattedrale.

Mi domando se in quel triste moto dello spirito forse ieri sera non abbiamo tutti un poco intuito di cosa è fatta l’arte, qual è la sua sostanza più vera, la sua materia più viva. Forse il dolore che ci ha scosso è nato dalla percezione di stare smarrendo qualcosa di noi stessi, della nostra identità e della nostra storia. L’arte, i quadri, i monumenti, le cattedrali ed ogni altra produzione artistica, non sono solo piacevoli soprammobili delle nostre città, non sono dettagli frivoli del nostro ambiente umano. In quelle opere, in quelle chiese e in quei dipinti si condensa il senso della nostra identità personale e collettiva. Essi raccontano chi siamo, da dove veniamo, chi siamo stati e chi potremo diventare. Essi custodiscono il senso del nostro passato che ci permette di abitare con consapevolezza e responsabilità il presente per aprirci con fiducia al futuro. Quando allora le fiamme divorano Notre Dame, in quel fuoco va smarrito un pezzo della nostra identità umana e culturale.

Mi piacerebbe che tutti (a partire da chi ha responsabilità pubbliche) ricordassero questo acuto dolore quando si tratterà di decidere quale Europa costruire. Che tutti rammentassero il senso di spaesamento e di sgomento che ci ha assaliti tutti insieme quando un pezzo della nostra storia ha rischiato di essere perduto. Mi piacerebbe che conservassimo tutti il ricordo della fitta che ci ha assalito la sera del 15 aprile 2019, come una sorta di “marchio di fabbrica” della nostra identità europea. Forse il dolore che abbiamo condiviso ha reso evidente che qualcosa di vitale ci lega e ci accomuna, qualcosa che è assai più radicale e decisivo di una moneta unica o di trattati internazionali .

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