la polvere sotto il tappeto

Ci eravamo illusi che il problema dell’Italia, in termine di ordine pubblico, fossero le onde di migranti che lambivano le nostre coste. Nonostante il fenomeno fosse già da tempo rientrato dentro un limite, vorrei dire, “fisiologico” si è tenuta alta l’attenzione su questa questione, condensando sui pochi sbarchi rimasti una pressione mediatica straordinaria. Non dimentichiamoci che, da che mondo è mondo, ci sono sempre stati flussi migratori, di cui anche noi italiani siamo stati, a suo tempo,  attivi protagonisti.

Siamo addirittura arrivati al punto di fare di pochi casi isolati (piccole imbarcazioni con meno di un centinaio di profughi a bordo) un caso nazionale tale da eccitare gli animi ed occupare le prima pagine di tutti i giornali. Pensavamo che, allontanati i migranti e rispenditi nei paesi di origine (cosa in realtà ancora tutta da fare), saremmo diventati un paese più sicuro. Per poi invece leggere sempre più frequentemente sui mezzi di stampa di attentati, assassini, assalti di stampo razzista, sparatorie e casi sempre più frequenti di corruzione. È sufficiente ascoltare un qualche tg per accorgersi che sparatorie ed assassini appartengono sempre più frequentemente alla nostra quotidianità.

È come accorgersi che dopo aver fatto molta fatica per scopare la polvere fuori dalla porta, ce la siamo ritrovata di nuovo sul tavolo, entrata dalla finestra. Forse perché, per una strana miopia, abbiamo preferito enfatizzare alcune questioni a discapito di altre, dimenticando che viviamo in un paese complesso, dove la violenza, la criminalità, la malavita e le mafie sono una substrato ormai stabile e resistente delle nostre società e che la piaga della corruzione ammorba la nostra economia in modo ormai soffocante e patologico.

Ci possiamo anche illudere che, in un gesto di creativa semplificazione, il tema della sicurezza in Italia coincida con quello dell’immigrazione. Ma occorre poi essere anche pronti ad affrontare la realtà, quando essa, con cinica puntualità, bussa con vigore alla nostra porta.

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