come una poesia…

Mi piace il treno perché spesso diviene un modesto palcoscenico di piccoli eventi, che nella loro ordinaria semplicità, hanno il sapore della poesia. Come stamattina.

Siedo al mio posto, un po’ assonnato e distratto, pensando alle molte scadenze che mi attendono in ufficio. Ad una stazione intermedia salgono due ragazzi che stanno in piedi accanto al mio posto, dal momento che la carrozza è decisamente affollata. Sono due giovani ben vestiti, faccia pulita e uno zaino da studenti. Il primo è un bel ragazzo italiano, moro, camicia bianca e uno sguardo solare. Il compagno è un ragazzo di colore, probabilmente indiano o pachistano, viso delicato e un sorriso disarmante. I due salgono insieme e confabulano tra loro durante tutto il viaggio.  Guardano insieme lo schermo dello smartphone del primo e commentano sotto voce tra loro. Ogni tanto si danno dei leggeri tocchi, tocchi di intesa di amicizia, di complicità e confidenza. Comprendi che i due non solo si conoscono, ma che tra loro si è instaurato un bel legame di amicizia e simpatia. È bello osservarli, mentre vivono la reciproca compagnia con leggerezza e compiacimento. Non fanno nulla di speciale né di straordinario, nulla che possa catturare l’attenzione del più. Eppure c’è un che di delicato e gentile nei loro gesti, nelle loro parole e nelle loro espressioni. Qualcosa che affascina e che consola.

Poco dopo si siede di fronte a me una bella ragazza mussulmana che indossa il tipico foulard che copre testa e capelli. La cosa è resa ancora più intrigante giacché, dalla mia posizione, non riesco a scorgere il viso della donna ma solo le spalle e, di lato, la nuca. Intravedo i gesti e i suoi movimenti, ma solo scorgendoli tra i sedili che si frappongono tra me e lei.  Appena seduta estrae dalla borsa un vecchio libro scritto in arabo: suppongo si tratti di un libro di preghiere, dal momento che siamo nel mese del Ramadan. La ragazza sfoglia le pagine, seguendo con l’indice le parole che pronuncia con le labbra.  Terminate le orazioni, la giovane ripone il libro nella borsa ed estrae una piccola borsetta colorata: contiene il classico “armamentario” da donna per il trucco quotidiano. È così che, dopo la preghiera, la donna inizia a truccarsi: lucida labbra, mascara, un po’ di fard e tutte quelle piccole cure che ogni donna ama farsi alla mattina. È suggestivo vedere questa miscela di antico e moderno, di fedeltà alla tradizione e apertura alla modernità, di una femminilità capace di coniugare il passato ed il presente, senza alcun tradimento.

Che dire? Con tutta la rabbia e la violenza che siamo soliti assorbire dal contesto in cui viviamo questi due episodi sono stati delle piacevoli oasi di dolcezza, un piccolo spazio in cui la poesia e la grazia hanno regnato sovrane.

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