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Un uomo saggio e buono una volta mi disse che i tempi difficili della vita sono anche quelli più veri. E non mi diceva questa cosa dall’alto di una cattedra universitaria durante una lezione di filosofia, bensì in uno dei nostri frequenti ed ordinari colloqui, mentre la madre giaceva a letto provata da una malattia incurabile. Ammetto che, osservando il suo volto segnato dalla fatica e dal dolore, questo semplice quanto profondo insegnamento è arrivato dritto al mio cuore tant’è che ne conservo ancora oggi il ricordo.

Il dolore e la sofferenza possiedono questo straordinario potere: quello di metterci a nudo. Puoi fingere, recitare, simulare o mentire nella tua vita; puoi far finta di vivere la vita di qualcun altro, dissimulare la tua vera identità, mostrare agli altri l’immagine che preferisci ma di fronte alla fatica ed al dolore no. Lì emergi per quello che sei, con tutte le tua debolezze e anche con tutte le tue risorse. I periodi duri della vita sono quelli che ci danno il peso del nostro valore, la misura della nostra consistenza e la cifra della nostra maturità.

Accade perché la sofferenza ha la capacità di abbattere sovrastrutture ed orpelli, di far cadere maschere e illusioni, di sfatare miraggi ed inganni. La sofferenza, come una diligente levatrice sa “tirare fuori” chi siamo, quello che sentiamo e come vediamo il mondo.

I periodi faticosi ci mettono anche di fronte alla serietà e alla durezza delle cose, a tutte quelle esperienza che preferiamo rimuovere nella vita di tutti i giorni, quelle cose a cui preferiamo non pensare perché fastidiose, inquietanti e un po’ destabilizzanti. Soprattutto essi ci costringono a fare i conti con la dimensione del limite che appartiene intrinsecamente a noi e alla realtà che ci sta attorno. La fatica ci mette di fronte all’evidenza che non possiamo tutto, che non controlliamo tutto e che ci sono confini e misure che si impongono naturalmente alle nostre esistenze.

Ogni dolore funziona un po’ come un precisa radiografia: superata la superficie ed le apparenze colorate, essa fotografa chi siamo, fa emergere la verità delle cose, disvela quello scheletro nascosto che sostiene la nostra vita.

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