Suor Donata

Non è facile raccontare a chi non la conosceva, chi fosse Suor Donata. La sua persona si adattava poco agli stereotipi e non si lasciava incasellare facilmente in scontati cliché. Certo era una religiosa ma, credetemi, non una di quelle che popolano l’immaginario collettivo; era una suora ma interpretava la sua consacrazione con un tratto assolutamente personale ed unico. Non perché facesse cose strane o bizzarre… tutt’altro…ma perché faceva le cose che competevano al suo ruolo con un’intensità di vita e di entusiasmo che è difficile da rendere a parole.

Di certo contribuiva a questa sua personalità forte e volitiva la sua spiccata origine bergamasca, che esibiva a chiunque incontrasse come un nobile biglietto da visita. Non che fosse realmente necessaria questa presentazione: bastava lasciarle dire due o tre parole e il tipico intercalare pota e l’inconfondibile cadenza tradivano assai bene la sua lontana origine. E del popolo bergamasco Suor Donata aveva ereditato la cocciutaggine, la determinazione e la laboriosità, tre caratteristiche che trovavano nel suo animo buono e nobile una terra feconda in cui attecchire. Suor Donata era un “caterpillar” in abito da monaca: sapeva affrontare ogni situazione a viso aperto, quasi con sfacciataggine, con quella protervia che è tipica dei bambini e del santi. Difficile che si fermasse di fronte a qualcosa: aveva idee chiare in testa e perseguiva la sua meta con determinazione e tatto, ma indisponibile a tentennamenti, rinunce o compromessi.

Eppure, e questo forse è il segno della sua straordinaria bontà interiore, sapeva coniugare questa tenace irruenza con una delicatissima cura delle persone. Chiunque l’abbia conosciuta riconosceva immediatamente questo singolare tratto del suo carattere: il suo vigore non aveva mai il tono dell’arroganza o della prepotenza ma sempre quello dell’accoglienza e dell’ascolto. In tutto questo era un ottimo alleato quel favoloso sorriso che le vedevi sempre stampato in viso: Suor Donata era davvero una donna riconciliata e serena, una di quelle che regala serenità a chiunque incontrava per la via, una che sa rallegrarti anche in una triste giornata di pioggia. E non era nulla di affettato o lezioso: la sua portentosa vitalità e giocondità era qualcosa che usciva con sincera abbondanza dal suo cuore, come qualcosa di naturale e di spontaneo. Era tutto questo il segno della bellezza che Suor Donata custodiva nel suo cuore. Amava la vita, aveva trovato un Senso per cui vivere, sapeva godere della bellezza che l’esistenza le offriva e faceva la sua strada con determinazione, rispetto e compassione.

Una cosa in particolare sapeva accendere immediatamente la sua passione ed il suo interesse: la cura dei giovani. Per chi, come me, l’ha avuta come educatrice, era palese che la passione educativa fosse uno dei movimenti più intensi e genuini del suo animo. Amava la gioventù con passione e senza limiti, con una generosità che rasentava l’eroismo. Erano i giovani al centro dei suoi pensieri, erano loro che l’accompagnavano e per cui spendeva anche il suo tempo libero. Ma non la gioventù come categoria sociale, assolutamente no! Suor Donata amava i “suoi” giovani, quelli che incontrava alla Casa della Gioventù, quelli che incrociava per strada o in qualunque posto le capitasse di andare: in montagna, al camposcuola, in gita, al grest, in piscina, ovunque. E riconoscevi questa sua passione ad ogni incontro che avevi con lei: il sorriso radioso e quegli occhietti vispi che ti scrutavano tradivano un’anima bella e generosa, disponibile all’ascolto e all’accoglienza.

Certo suor Donata non era una persona facile, così come non lo sono coloro che vivono la loro vita con convinzione e profondità. Aveva un carattere a volte spigoloso, a volte ruvido, che non risparmiava un rimprovero, una sgridata o una correzione. Ma come ogni mamma (perché il suo tratto materno era qualcosa di bello ed affascinante) sapeva accompagnare ogni durezza con una dolcezza di fondo che ti catturava.

Sì, Suor Donata sapeva voler bene alle persone e questo la gente lo percepiva a pelle. Anche dopo anni, l’ho incontrata in situazioni diverse ma ho sempre sentito su di me il suo sguardo buono, misericordioso, benevole e disponibile.

Penso che tutta questa sua ricchezza avesse un segreto, che, a dire il vero, non nascondeva affatto: il suo amore per Dio. Suor Donata era una cristiana a tutto tondo ed una religiosa esemplare. Quando avevi a che fare con lei sentivi questa dimensione di Ulteriorità che abitava la sua vita: lei aveva avuto la fortuna di sperimentare il Mistero della Vita e in quel Mistero aveva posto il fondamento della sua piccola esistenza.

Quanto ci mancherà Suo Donata! Quanto mi mancherà il suo sorriso luminoso, la sua battuta franca, la sua gestualità benevola, il suo essere donna tutta d’un pezzo. Una donna straordinaria ed una suora dalla santità feriale.

Questo mio ricordo di Suor Donata Rocca è comparso sul numero di marzo di LodiVecchio Mese

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