Affetti e Legami

home, sweet home

Amo molto la parola “casa” non  tanto per il suono o la grafia, quanto per i sentimenti che essa evoca, per il mondo che definisce e per quella singolare realtà che essa descrive.

La parola, ogni parola, possiede un bagaglio affettivo che essa custodisce con cura, un segreto che nasconde tra le sue lettere.

L’intenzione comunicativa è solo una  – e forse non la principale – delle funzioni della parola. Essa indica, descrive, definisce, ma, al tempo stesso, condivide un vissuto, una esperienza, un mondo affettivo che è proprio di chi la pronuncia e che, in nome della comune umanità, non lascia indifferente chi l’ascolta.

È così che dietro parole come casa, mamma, patria, amico, Dio, bellezza (e molte altre ancora, secondo la loro natura) si celano bacini infiniti di senso, tracce di vita, evocazioni di mondi, squarci sulla profondità dell’esistenza.

Pronunciare la parola “casa” allora è assai più che alludere ad un luogo fisico, ad uno spazio concreto tra quattro mura. Casa dice l’esperienza di andare e venire, abitare e riposare, accogliere ed essere accolti, dare e ricevere, parlare ed essere ascoltati, prendersi cura ed essere custodito, mangiare e riposare, condividere e trattenere, sanare e curare, litigare e benedire, urlare e fare silenzio, vivere e morire. Ciascuno di questi termini non è nulla di neutro o anonimo: esso è un condensato di percezioni, ricordi, sentimenti, legami, emozioni, affetti, nostalgie e desideri, paure inespresse e gioie non celate

Ci sono abissi dentro le nostre parole, piccoli misteri che i poeti sanno celebrare per raccontare la bellezza dell’esistenza.

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