persone sagge

C’è una parola che è andata completamente fuori moda in questi primi decenni del terzo millennio: è la parola saggezza. Sentiamo parlare di conoscenza, di competenza, di scienza, di sapere, di preparazione ed erudizione ma la sapienza ha perso il suo fascino, ha smarrito il suo appeal sull’uomo post-moderno. Siamo tutti concentrati a “sapere” le cose ma ignoriamo il senso del nostro sapere, il significato che attribuiamo alle verità che apprendiamo ed all’utilizzo che di queste nuove abilità riusciamo a fare.

Sembra strano perché viviamo in un periodo di straordinaria esplosione scientifica e tecnologia: forse mai come oggi nel corso della storia, l’uomo possiede una comprensione così dettagliata e profonda dei fenomeni fisici, naturali, psicologici e sociali; ciononostante mai come oggi, l’uomo pare così ripiegato su se stesso, imprigionato da quanto gli accade attorno ed incapace di dare senso e pienezza alla propria vita. La saggezza è proprio quella virtù che ci consente di andare oltre il nostro ristretto mondo e le nostre visioni, oltre i nostri preconcetti ed i nostri atteggiamenti, oltre i nostri desideri personali, i pensieri e le nostre idee e tutto ciò che in qualche modo appare come definito, standardizzato e preconcetto. La saggezza esige questa capacità di allargare il proprio punto di vista, di ampliarlo e renderlo più inclusivo, più ricco e differenziato; essa invita l’individuo a superare le strettezze di una visione miope, concentrata sul proprio ombelico e incapace di scorgere ciò che sta al di là di un palmo di mano.

Ma tutto questo pare oggi interessare poco l’uomo contemporaneo, quasi completamente concentrato sulla soddisfazione immediata di bisogni e necessità, interamente dedito all’accumulo di beni, di esperienze, di conoscenze, senza che l’interrogativo sul significato di tutte queste cose sfiori mai la sua mente. Sicché avvertiamo l’impressione che l’esperienza umana stia perdendo la sua profondità, la sua consistenza, il “sapore” del vivere e che tutto si riduca ad una vita superficiale, banale, egocentrica e monodimensionale.

Pare che la massima aspirazione dell’uomo di oggi sia avere il nuovo modello dell’Iphone, un avanzamento di carriera, un sempre maggiore guadagno, un aspetto piacevole ed un corpo allenato, senza farsi mancare un’auto nuova fiammante e una vacanza di grido. È come se oggi avessimo un’infinita capacità di scelta ma non sapessimo più dove andare; abbiamo di fronte una infinità di opzioni e di possibilità ma siamo incapaci di individuare una direzione e così ci ripieghiamo tristi sui noi stessi, accudendo i nostri piccoli interessi e desideri. Abitiamo un mondo dalle mille libertà ma il nostro orizzonte esistenziale si sta riducendo anziché allargarsi, si sta rimpicciolendo fino a “stringerci” dentro ad un mondo piccolo piccolo e animato da passioni tristi.

Ecco perché il nostro tempo ha bisogno di uomini saggi, capaci di una prospettiva critica, ampia e profonda sulla realtà. La saggezza conduce ad uno sguardo critico sul mondo, ossia uno sguardo capace di prendere consapevolezza che la propria visione è sempre prospettica, mai assoluta, sempre condizionata e mai pienamente libera ed obiettiva; la saggezza ci rende capaci di smascherare quelle precomprensioni che condizionano i nostri giudizi e le nostre valutazioni. Lo sguardo critico è di chi sa non fermarsi a quanto è ovvio e noto, a quanto tutti danno per scontato, a quanto è assunto come una regola generale della vita senza essere stato sottoposto ad una valutazione rigorosa. La saggezza poi dona una visione ampia delle cose, capace di tenere insieme aspetti differenti, di considerare e conciliare fattori divergenti, spesso contraddittori, così come talvolta è contraddittoria la vita. Lo sguardo ampio sa poi generare connessioni all’interno del reale, creare legami e vincoli tra gli oggetti che compongono il mondo, scoprendo interconnessioni e mutue dipendenze. Infine la saggezza conduce verso una visione profonda della vita, sa fuggire ogni approssimazione e superficialità ma sa entrare nel cuore degli eventi, delle situazioni, delle persone, dei pensieri e dei legami, rintracciando quanto è davvero fondamentale e radicalmente necessario.  La saggezza dona uno sguardo capace di andare oltre la crosta, oltre quanto appare agli occhi, per scorgere le infinite ricchezze della vita che ci circonda, gli sconfinati tesori custoditi negli incontri, negli occhi di chi amiamo, nelle situazioni anche dolorose che attraversiamo.

L’uomo saggio è colui che, non senza fatica, sa “tenere insieme” i pezzi della sua vita; egli sa unire, in un orizzonte complessivo, le dimensioni costitutive della sua vita: gli affetti, il lavoro, le amicizie, il divertimento, gli svaghi, le fatiche e sofferenze e le perdite, i successi e i traguardi conseguiti. L’uomo saggio è colui che ha maturato una propria visione complessiva e riconciliata della vita: sa dare senso all’amore che sente così come alla sofferenza che lo colpisce; possiede una ragione per vivere e per lottare, sa sopportare la gravità e la pesantezza della vita perché ha una meta da raggiungere ed una ragione per camminare.

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di Novembre di LodiVecchioMese

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