il bene che abita tra noi

Dobbiamo ricordarci di dire spesso alle persone che amiamo quanto vogliamo loro bene. Anche se questo può sembrare ovvio, anche se corriamo il rischio di essere ripetitivi, banali, monotoni o fastidiosi. Abbiamo bisogno di scambiarci queste piccole ma essenziali conferme, necessarie come l’aria che respiriamo, indispensabili proprio perché superflue e, in qualche misura, inutili.

Succede, se no, che i nostri silenzi diventano antri oscuri in cui attecchiscono dubbi e paure, insicurezze ed angosce. La nostra riluttanza viene colonizzata dal virus del sospetto, dell’equivoco e della diffidenza. Sono infezioni virulente che germinano con straordinaria velocità, che si diffondono nell’animo come la peggiore delle gramigne, sicché, dopo un periodo silente di incuria, il tuo spirito si ritrova infetto, indebolito ed impaurito.

Questi gesti di reciproca benedizione, grazie ai quali onoriamo quanto ciascuno di noi appartenga all’altro, sono tanto più necessari quando le cose vanno bene, quando la quotidianità è avvolta dal manto della regolarità e della consuetudine. È proprio allora che dirsi il bene vicendevole è atto quanto mai esigente e fondamentale. Le consuetudini della nostra vita ci fanno talvolta dimenticare le braci vive che covano sotto la cenere, quei carboni che, sebbene nascosti, danno calore alla nostra vita.

Quando tutto pare funzionare, succede che inseriamo una sorta di “pilota automatico” che ci guida a fare le cose con inavvertita abitudine, ignorando o trascurando quel bene che ci è donato e che è condizione di possibilità di ogni cosa. Si diviene così un po’ ciechi, insensibili, abitudinari, riluttanti a meravigliarci e a sorprenderci per tutto il bene che dà sostanza e fondamento al nostro essere e alla nostra vita.

È allora che certi improvvisi schiaffi, che ci svegliano dal torpore, suonano come immeritate benedizioni. La vita ci dà la sveglia, ci obbliga ad aprire gli occhi, a scorgere il nucleo incandescente che abita il cuore della nostra vita, non come una triste routine, ma come una novità sempre nuova, che ogni giorno, ogni istante, palesa i tratti della sua eternità, nel darsi ancora, di nuovo, di più.

 

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