cinque anni a Roma

Per iniziare questo nuovo anno con slancio e coraggio, con realismo ma anche con speranza  e passione condivido con voi queste parole dell’onorevole Paolo Coppola, parlamentare uscente della XVII legislatura. Sono una sorta di bilancio di 5 anni di impegno politico in prima fila nelle istituzioni, un bilancio fatto con sguardo disincantato e lucido, ma non per questo cinico o rassegnato.

Ne ho estratto alcuni brani.. Buon Anno!

La XVII legislatura si conclude e viene automatico scorrere mentalmente questi cinque anni in cui ho avuto il privilegio di rappresentare la nostra Nazione. Cinque anni dedicati a cercare di contribuire alla costruzione di un futuro migliore per le nostre figlie e i nostri figli, a dare una mano nel risolvere i problemi, ad ascoltare, ad approfondire e ad imparare.

Ho imparato che le questioni che dobbiamo affrontare e i problemi che dobbiamo risolvere sono sempre complessi, molto più di quanto vengano raccontati sulla stampa, in televisione e, peggio ancora, sui social media.
Ho imparato che problemi complessi hanno sempre una soluzione semplice… che però è sbagliata, ma sfortunatamente le soluzioni semplici sono facili da comunicare, da ricordare e da ripetere, e quindi, a forza di sentirle, tendono a sembrare plausibili.
Ho imparato che il Parlamento è fatto per incontrarsi, per sforzarsi di comprendere il punto di vista dell’altro, per mettere in secondo piano le proprie certezze, non i propri valori.
Ho imparato che la Democrazia è impegno e partecipazione.
Ho imparato che la Sovranità di cui parla l’articolo 1 della nostra Costituzione è fatta di responsabilità e di coraggio. Coraggio nel contribuire a un cambiamento che sia vero progresso.
Ho imparato che la Politica dovrebbe essere più simile all’agricoltura, in cui si raccoglie quello che si semina e si semina anche se non saremo noi a raccogliere.
Ho imparato che la nostra Democrazia è estremamente fragile e lontana dall’essere compiuta e che gettare discredito sui rappresentanti del popolo, raccontare il mondo politico come sporco e lontano, senza distinguo, senza approfondimento, è un modo per mantenere un’oligarchia e frenare il processo democratico.
Ho imparato che si può fare il parlamentare anche senza sapere nulla. Basta presentare i progetti di legge che ti scrivono, gli emendamenti che ti passano, le interrogazioni che ti preparano e leggere gli interventi che ti vengono passati. Basta essere presenti quando te lo dicono e votare quello che ti dicono. Esternare quello che ti viene detto di esternare, lanciare i comunicati stampa che ti comunicano via whatsapp, ripetere gli slogan del giorno. Si può fare così e si viene quasi sempre apprezzati. Io penso che voglia dire fare gli attori, non i rappresentanti della Nazione, ma ho imparato che molti preferiscono così e che, soprattutto, il Sistema preferisce così.
Ho imparato che il lavoro parlamentare si basa sulla delega e la delega si basa sulla fiducia.
Ho imparato che la fiducia si conquista nel tempo, se si dimostra competenza, interesse genuino per l’altro e se si è disposti a concedere fiducia a propria volta.
Ho imparato che non basta avere ragione, ma serve qualcuno che te la dia.
Ho imparato che i parlamentari sono lontani dai cittadini, perché si devono occupare, per conto dei cittadini, di problemi che spesso i cittadini non percepiscono.
Ho imparato che i parlamentari devono essere vicini ai cittadini, perché non devono mai dimenticare di essere lì a rappresentare e non a comandare. A servire e non ad essere serviti. Hanno il privilegio di poter dedicare il loro tempo ad approfondire le questioni e a cercare le migliori soluzioni, ma devono sempre ascoltare.
Ho imparato che alcuni vivono “per” la politica e, purtroppo, ancora troppi vivono “di” politica.
Ho imparato che una delle cose più difficili è giocare pulito anche quando tutti gli altri giocano sporco.
Ho imparato che la politica europea è fondamentale per il nostro Paese, ma che il nostro Paese continua a sottovalutarla.
Ho imparato che non è una persona che governa un Paese, ma una squadra, un gruppo, una comunità, un’intera classe dirigente.
Ho imparato che le soluzioni sono frutto dello sforzo collettivo di tanti che collaborano nel tempo, qualche volta senza nemmeno conoscersi, qualche volta senza nemmeno rendersene conto.
Ho imparato che quando sei in prima fila, esposto agli attacchi, tendi a cercare un rifugio sicuro, fatto di fedeltà, che ti permetta ogni tanto di abbassare la guardia e di riposare, ma ho anche imparato che il rischio è che chi forma quel rifugio sicuro si preoccupi di preservare il suo posto vicino a leader più che di difendere quel leader e allora il rifugio si trasforma in una bolla e le bolle, prima o poi, scoppiano.
Ho imparato che le riforme sono prima di tutto cambiamento culturale e che l’azione politica è trasformazione culturale.
Ho imparato ad aspettare.
Ho imparato a insistere.
Ho imparato a dubitare.
Ho imparato ad ascoltare.
Ma soprattutto ho imparato che la Politica è passione e impegno, che abbiamo di fronte sfide difficili che possiamo affrontare solo insieme”

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