ma basta un “mi piace”?

Confesso che non sono molto social… forse questo blog è la forma più avanzata di tecnologia che utilizzo (a parte quella che mi serve per lavoro)… Amo ancora leggere libri in cartaceo, mi piace sfogliare le riviste e se devo leggere qualcosa di importante (chiudetevi le orecchie) lo devo stampare (così posso sottolineare, scarabocchiare, prendere note etc.). Quindi resto sempre un po’ affascinato e un po’ incuriosito quando vedo qualche “nativo digitale” scorrazzare allegramente sui social con un estro ed uno stile a me sconosciuti.

È capitato stamattina con un ragazzo in metropolitana: stipati dentro la carrozza abbiamo come “condiviso” lo stesso schermo (il suo), per alcuni minuti. Leggeva (si fa per dire) le sue pagine facebook con maestria ed una (certa) curiosità: scorreva le pagine danno una veloce occhiata al titolo del post, uno sguardo all’immagine o al video e poi via verso il post successivo. Talora si fermava qualche secondo in più sugli attimi iniziali di un video che aveva attirato al sua attenzione: intendiamoci, roba da 3 o 4 secondi, giusto le scene iniziali, e poi passava al successivo. Diciamo che quel video aveva uno o due secondi di chances per catturare il suo spettatore: bruciati quegli attimi, se la cosa non aveva avuto successo, si era persa ogni possibilità.

Pensavo tra me e me quanto questo abitudine stia lentamente “formando” una generazione che viene “educata” a questo stile di lettura: l’attenzione regge pochissimi secondi, qualche attimo; la scelta se proseguire su un testo o meno presa esclusivamente con la pancia (d’altra parte in due secondi che altro criterio puoi usare?); un vagabondare continuo e superficiale tra una possibilità infinita di parole, senza mai una pausa di attenzione o di riflessione, in uno zapping forsennato e compulsivo. Si ascolta un attimo e se quello che l’altro dice non eccita (di quello si tratta…mica di interesse…) si passa ad altro.

Succede però che in questo vortice comunicativo, restano naturalmente escluse tutte quelle esperienza che richiedono calma, pazienza, cura…o semplicemente tempo… Come puoi apprezzare una poesia in un due secondi? Se non te la lasci passare tra le labbra, assaporando il gusto che stimola sui tuoi sensi mica ce la fai…Come puoi contemplare un tramonto, la cappella sistina, una sonata di Mozart, un testo di Heidegger se non dedichi loro il necessario tempo? E come puoi guardare gli occhi di chi ami, ascoltare il suo respiro, raccogliere le sue lacrime di gioia o di tristezza se non hai il coraggio di spendere tempo, di disperderlo, di sprecarlo quasi scioccamente? Serve tempo, serve attenzione…Tuo figlio impiega più di un click di facebook per raccontarti quello che ha fatto durante la giornata e mica te la puoi sbrigare mettendoci un “mi piace” di corsa…

Penso che rischiamo di crescere una generazione dalle infinite possibilità ma refrattaria a quell’arte del pensiero, della riflessione, della contemplazione e di tutto ciò che non si assimili ad un fruire impulsivo ed immediato; mi spiace vedere giovani restii ad avvicinare tutto ciò che costa tempo e un poco di fatica, avvezzi a risolvere in un “mi piace” ogni giudizio sulle cose…

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