non si finisce mai di imparare

Alcune cose devo confessare che mi costano molta fatica: non tanto perché non mi piacciono ma perché sei costretto a farle in un clima che fiacca ogni entusiasmo e motivazione e ti costringe a “stringere i denti” e ad andare avanti più per senso del dovere che per convinzione. Una di questa è la mia esperienza come arbitro di basket: la cosa di per sé stessa è anche bella ed entusiasmante se non fosse per le continue polemiche, tensioni, discussioni e litigi che accompagnano ogni partita.

Sfortunatamente la federazione non prevede la designazione di arbitri ufficiali per le nostre partire sicché tocca alla squadra ospitante provvedere all’arbitraggio. Come ben potete immaginare è il ruolo più scomodo che ci sia: volente o nolente scendi in campo come “uno della squadra avversaria” e difficilmente ti viene riconosciuto un ruolo di terzietà ed obiettività. Ogni decisione diviene così motivo di contestazione come se stessi “complottando” per fa vincere i tuoi, avvantaggiandoti del tuo ruolo arbitrale. Talvolta la cosa si limita a qualche lamentazione, altre volte si creano situazioni di vera tensione che fai fatica a reggere e a governare. Tutto a discapito dei ragazzi che giocano che, invece di godersi una bella partita di basket, si trovano, loro malgrado, coinvolti in una guerra tutta di adulti, i quali finiscono per dimenticare chi sta in campo e per snaturare il senso dello sport. Pensate voi che cosa me ne può venire in tasca se i miei vincono o perdono…mica mi cambia la giornata… come se la domenica pomeriggio non trovassi niente di meglio da fare che passare qualche ora in palestra a correre avanti ed indietro con un fischietto in bocca… mahhh… certo che c’è gente che ha una strana visione delle cose.

Devo tuttavia riconoscere che, nonostante le arrabbiature che mi porto a casa, anche questa fatica dell’arbitraggio può essere una esperienza con qualche aspetto da valorizzare e che ti stimola a crescere e a migliorare. Ho imparato tre cose da questa esperienza, talvolta al limite della sopportabilità.

Primo: impari il senso del tuo limite e della tue capacità. Quando gli altri ti rimproverano per i tuoi errori, in fondo altro non fanno che ricordarti che siamo persone umane, che compiono sbagli e prendono granchi e che la perfezione non è di questo mondo. Riconciliarsi con questa parte manchevole ed incompleta della priopria persona è fastidioso ma sano..

Secondo: mi insegna che non si possono sempre accontentare tutti e che prendere decisioni significa anche sopportare il peso di coloro che dissentono da te. È antipatico talvolta ma così va la vita. Impari così, un po’ amaramente, che non puoi farti apprezzare sempre da chiunque, anche se questo ferisce un po’ il tuo narcisismo infantile.

Terzo: impari che, in questi frangenti, c’è solo una cosa che ti può dare un poco di serenità per tenere la barra a dritta e non deviare. Il senso della tua coscienza. Cioè quella percezione che stai facendo la cosa giusta, che non stai imbrogliando o truccando  le carte ma che gli inevitabili errori che compi nascono comunque da sane intenzioni e retti giudizi. Ci sono occasioni (anche fuori dal campo di basket) in cui questo fa la differenza… e tanta… perché impari ad essere una persona autonoma e libera, non in balia degli eventi e della pressioni, ma capace di ascoltare quella voce interiore che ti fa sentire al posto giusto.

Ogni volta, dopo lunghe discussioni e un fegato un po’ amaro, mi sforzo di conservare la speranza che tutto questo mi torni utili anche nella vita… che nella vita non si finisce mai di crescere…

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