Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde

I recenti scandali legati a Facebook, con la sottrazione di dati privati a milioni di utenti poi utilizzati da oscure società di marketing per influenzare le campagne elettorali di mezzo mondo, hanno forse smascherato la vera natura del colosso di Mark Zuckerberg. Altro che piattaforma attraverso cui stringere amicizia! Facebook è prima di tutto un business, un’azienda che fa utile, “vendendo” una merce singolare ma assai redditizia: i propri clienti, ossia gli ignari utenti del social più famoso al mondo.

Vale infatti per Facebook, così come per tutti gli altri social, una massima forse un po’ cinica ma, ahimè, assai realistica: “se non stai pagando per un prodotto, significa che il prodotto sei tu”. Dovremmo tatuarcela sul braccio questa basilare “legge per internauti”. Essa vale per tutte quelle cose che in rete ci vengono offerte gratuitamente: una casella di posta elettronica, un motore di ricerca, una previsione meteo, una rassegna stampa e qualunque altro servizio gratis di cui la rete è ricchissima.

Speriamo che questi scandali siano l’occasione propizia per superare una visione ingenua ed un po’ fanciullesca dei social.  Facebook e tutti suoi gemelli sono qualcosa di un po’ diverso dalla piazza del paese dove ciascuno è libero di fare quattro chiacchiere con amici. Infatti, ogni qual volta pubblicate un contenuto su una piattaforma digitale (FB, Twitter, Linkedin, Whatapp, etc.) voi state, consapevolmente o meno, rinunciando alla vostra privacy e offrendo quel contenuto (una foto, un pensiero, un racconto) ad un numero indefinito di fruitori anonimi, alcuni potenzialmente pericolosi. Quel pulsante innocente con scritto “pubblica” (con tutte le sue varianti semantiche) di fatto vi sta sottraendo la proprietà di quel contenuto (checché ne dica la policy che avete sottoscritto all’iscrizione) e rende la vostra vita (o per lo meno quel pezzettino che avete condiviso) un fatto di pubblico dominio. Ricordate l’espressione “lavare i panni in piazza”? Ecco, qualcosa di simile…

Forse è tornato il tempo di cercarci degli amici in carne ed ossa, amici reali, veri, magari un po’ fastidiosi e molesti, ma sicuramente più sinceri ed affidabili.

Questo mio articolo è stato pubblicato sul numero di aprile di Dialogo, inserto de Il Cittadino 

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