tante lingue, una sola lingua

Che meraviglia! Sono in una call di lavoro con colleghi connessi da posti diversi di Italia. Ci sono persone da Lucca, da Milano e da Verona e la cosa divertente è che il colloquio telefonico ti porta a fare particolare attenzione alla voce, dal momento che non sei distratto da altro.

Sicché riesci ad apprezzare le mille intonazioni degli interlocutori, gli accenti, le cadenze, le inflessioni delle voci e ti rendi conto di come ciascuno, pur parlando la medesima lingua, si esprima in un modo assai singolare, segnato dalla zona geografica da cui proviene. Impossibile non sorridere alla tipica e gustosa cadenza toscana o alla inconfondibile intonazione veneta. Ed immagino che la stessa sorpresa avrà colto pure i miei colleghi sentendo quella strana inflessione milanese e lodigiana.

Siamo davvero un popolo composito, ricco di diversità e di differenze, e la cosa straordinaria è che questa molteplicità e particolarità sono legate alla terra, all’ambiente che ci ha cresciuto e che ci ha messo al mondo, al paesaggio che ci circonda e alla cultura di cui ogni terra è intrisa.

Siamo diversi e questa diversità emerge anche dal modo con cui pronunciamo le parole, dall’intonazione che diamo alla voce, dalle sillabe che enfatizziamo o che omettiamo, dagli intercalari che usiamo, dalla curiosa costruzione che diamo alla frase.

Ma nonostante questo abbiamo un minimo comun denominatore che ci permette di capirci, di comunicare, di condividere pensieri e parole. Non è straordinario tutto questo? La nostra differenza, così evidente e profonda, tuttavia non è tale da erigere muri di incomunicabilità né richiedere traduzioni o mediazioni. Come dire? Siamo diversi ma non troppo, così come siamo uguali ma non troppo!

Forse la bellezza del nostro Paese consiste proprio in questa straordinaria mescolanza di differenze e pluralità, di varietà e dissomiglianze, di tanti mille localismi che dicono legame alla terra, alla tradizione, mostrano appartenenza e senso di comunità. E come tutto questo diventi però manifestazione di una comunità, di un popolo solo che, nell’unità della lingua, non smarrisce la diversità dei dialetti.

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