uno nella folla

Viviamo insieme a tantissime persone, una nuvola di gente ci circonda in ogni momento della giornata: per strada, in ufficio, sui mezzi pubblici, nei locali, ovunque. Anche in vacanza la cosa non va diversamente: in spiaggia o nei luoghi di villeggiatura, sui sentieri di montagna o nella città di cultura… quanta gente! Eppure molto spesso questi contatti sono talmente fugaci e superficiali che non lasciano il minimo segno. Sono legami epidermici, spesso funzionali a quello che stiamo facendo… diciamo “interessati”, senza voler dare una accezione necessariamente negativa a questo termine. Ma quante delle persone che incontriamo tutti i giorni possiamo dire di conoscere veramente? E da quante ci facciamo conoscere in profondità? Penso davvero poche, forse le possiamo contare, se va bene, sulle dita di una mano.

Sarà forse per questa “ordinarietà” di contatti effimeri che provo sempre una grande meraviglia per quei rari casi in cui con quella particolare persona le cose vanno, stranamente, in modo diverso. Succede.. raramente ma succede… sono quelle persone che “entrano” nella tua vita un po’ in tutti i sensi: non solo fisicamente ma anche emotivamente, sentimentalmente, direi quasi spiritualmente. Sono coloro verso cui provi delle singolari assonanze, delle risonanze esistenziali che non ti saresti aspettato e proprio per questo sorprendenti.

Per quanto la parola, offerta e scambiata, sia un ottimo veicolo per uscire dalla solitudine esistenziale, penso che non sia il parlarsi il segreto di questa intima comunione. Voglio dire che non sono le mille parole che vi siete dette che rendono qualcuno una persona talmente vicina da diventare intima…no, secondo me non funziona così. C’è qualcosa di più, di più profondo, anche di più misterioso ed ineffabile.. sì perché talvolta con queste “strane” persone non servono neanche le parole, sono oggetti superflui e ridondanti, come se si attivasse una sorta di connessione celebrale ed empatica che scavalca la mediazione razionale dei pensieri. Vi capite, non sapete come né perché… comprendete l’interiorità dell’altro, quello che prova, quanto sta vivendo, senza il bisogno di una condivisione attiva…

Trovo straordinario tutto questo, perché gli sforzi che fai per dire qualcosa del tuo mondo interiore con molti amici, pare che con questi particolari individui siano sforzi sprecati. Non perché inefficaci per esattamente per il motivo opposto: non serve impegno né sacrificio.. la sintonia si crea con naturalezza e spontaneità.

Ho imparato a riconoscere queste assonanze elettive dall’uso delle parole: comprendi che si è attivato un “canale preferenziale” quando l’amico usa quella termine che “ti” fa vibrare e “lo” fa vibrare.. inspiegabilmente all’unisono. Proprio quella parola che avresti usato anche tu, quella sfumatura che senti come tua, come se appartenesse intimamente alla tua vita, anche se espressa dall’altra persona.

Ecco, forse accade proprio questo: con la maggior parte delle persone la parola “crea” l’incontro; con poche altre l’incontro è già avvenuto prima e la parola non può fare altro che testimoniare e celebrare qualcosa che l’ha preceduta e trasfigurata.

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