Overshoot Day

Spero che abbiate la pancia piena ed i polmoni ben ossigenati, non solo per oggi ma anche per il resto dell’anno, perché da oggi in poi stiamo tutti consumando risorse del pianeta a debito. Ieri infatti si celebrava (si fa per dire) l’ Earth Overshoot Day, ossia il giorno teorico nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno. In altre parole: quanto consumato fino a ieri apparteneva a quella quota di risorse (cibo, energia, terra, aria, etc.) che il pianeta Terra è in grado di rigenerare in un anno; quanto consumato da oggi fino alla fine dell’anno va ad erodere le riserve della natura, quasi a spremere quanto la terra è in grado di darci.

La cosa preoccupante è che questa data, che in un mondo ecocompatibile dovrebbe essere il 31 dicembre, ogni anno accade sempre prima: l’8 agosto nel 2016, il 2 agosto del 2017, il 1° agosto nel 2018. Tutto fa presagire che l’anno prossimo sarà a fine luglio. Anche perché, nonostante i vari accordi internazionali (Parigi 2015) per  ridurre le emissioni di anidride carbonica, l’Agenzia internazionale per l’energia ha certificato che nel 2017 le emissioni sono aumentate del 1,4% come conseguenza dell’aumento di consumo di combustibili fossili: petrolio, gas, carbone.

Il punto è che in base agli standard di consumi attuali, la quantità di terra fertile di cui abbiamo bisogno vale più o meno i 20 miliardi di ettari, che suddivisi per tutti i giorni dell’anno danno un consumo di 54 milioni di ettari al giorno. Sfortunatamente la terra fertile disponibile sul pianeta non va oltre i 12 miliardi di ettari e arrivati al 1° di agosto ci accorgiamo di averla esaurita tutta.

Lo stesso vale per l’aria: il sistema vegetale è capace ogni anno di assorbire, attraverso il meccanismo della fotosintesi clorofilliana, circa 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Peccato che ne produciamo attorno a 36, per cui abbiamo tutti gli anni un eccesso di 16 miliardi che si accumula in atmosfera provocando effetto serra e cambiamenti climatici.

Anche noi italiani facciamo la nostra parte. Per sostenere i nostri consumi abbiamo bisogno di 4,3 ettari di terra a testa, che è due volte e mezza la quota a cui avremmo diritto. Quindi anche il Bel Paese, come tutto il mondo sviluppato, brucia più di quanto il nostro pianeta è in grado di rigenerare.

Certo non è semplice invertire questa tendenza, orientata da processi macro-economici su cui è difficile incidere. Tuttavia, come fa osservare Francesco Gesualdi, la modifica dei nostri stili di vita potrebbe contribuire a mitigare il danno. Ad esempio ci vogliono 7 calorie vegetali per ottenere una caloria animale. Per un etto di fagioli ci vogliono 3,7 metri quadri di terra, per un etto di carne 16,8: quindi passando da una dieta prevalentemente carnea a una dieta più marcatamente vegetariana potremmo ridurre il consumo di terra fertile a fini alimentari almeno di un quarto. Insomma qualche modo per incidere su questa tendenza ci potrebbe anche essere, se solo fossi disposti a cambiare qualcosa dei nostri comportamenti quotidiani, oltre che a sostenere quelle politiche che vanno nella direzione di ridurre emissioni e consumi sregolati.

In fondo, a ben vedere, per arrivare alla fine dell’anno ci mancano 152 giorni. Sono giorni che andiamo a erodere dalle risorse del pianeta, risorse che andiamo a sottrarre non solo simbolicamente, ai nostri figli e nipoti.

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